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Pakistan getting to grips on terror

Pakistan is potentially standing at the crossroads. It continues to take on the militants. Indeed, the government has even gone as far as amending the country’s anti-terror laws to provide that all individuals or entities outlawed by the UN now carry the same designation here in this country. And it has, by all accounts, already begun moving towards seizing assets belonging to Hafiz Saeed’s charities: Jamaat-ud-Dawa and Falah-e-Insaniat Foundation.

Yet Washington remains either unconvinced or resoundingly deaf to these positive developments. To be fair, the latter have come rather late in the day; especially considering the political clout and links that JuD has enjoyed in the past. And herein lies the rub, at least for Washington. It is unsure as to whether we are crying wolf once more. Nevertheless, the civilians have taken quite the gamble. Ambulances, hospitals and schools are among those assets that have been placed under lockdown. Given Saeed’s grassroots powerbase, particularly among the poor who view the state as perpetually absent, an angry backlash may be in the offing. This is to say nothing of the steps that his more powerful supporters could take. Bluntly put, all bets are off. And the struggle is real.

American scepticism points to the timing of this latest move. Pakistan, after all, is readying to participate in next week’s Financial Action Task Force (FATF) in Paris. The worst-case scenario for Islamabad is to find itself on the list of nations that have been deemed non-compliant with terror financing regulations as set out by FATF; which sets global standards for combating illicit finance. And this distrust is fuelled by those at the Pakistani helm promising the whole of the moon when the heat is on and then delivering nothing when the lights go off; which is often. Quite literally.

Thus this week has also seen US mulishness in pushing ahead — alongside Britain, France and Germany — with a motion to have us be effectively grey-listed. Islamabad, for its part, sees New Delhi’s hand in this. But be that as it may, Pakistan needs to keep calm and carry on. For the devil is always in the detail of the follow-through. Meaning that the government must do its best to keep a lid on the usual knee-jerk responses. After all, there was no need for our man at the Interior to warn Washington that any unilateral operations inside our borders would be foolhardy at best. For as we have said before, our compliance with international protocols and commitments on the anti-terror front are in the national interest. Though where we are right to call out the Americans is when they come out and claim that even our military operations are all for show. For this is unhelpful, to say the least. And Washington must also be mindful that such slurs do not go unnoticed at home.

Thus there are challenges all round. Yet the priority for both sides is this: how much is Pakistan’s democracy worth? We sincerely hope that the juice will be worth the squeeze.

Published in Daily Times, February 15th 2018.

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FIA arrests reporter in Quetta over social media comments

QUETTA: The Federal Investigation Agency (FIA) arrested a newspaper reporter on Sunday (June 25) for allegedly writing against “national security institutions” on social media, according to members of his family.

Zafarullah Achakzai, who works for Qudrat, a Quetta-based daily, was taken into custody under the Prevention of Elec-tronic Crimes Act 2016 and produced in a court of the judicial magistrate, according to FIA officials.

The court remanded Mr Achakzai in custody of the Federal Investigation Agency for six days.

“Our entire neighbourhood was besieged by the security agency before arresting him,” Niamat­ullah Achakzai, the detained reporter’s father, said. Mr Niamatullah is the editor-in-chief of daily Qudrat.

The FIA informed him on Thursday that Zafarullah Achakzai had been taken into custody under the Prevention of Electronic Crimes Act 2016.

The reporter’s relatives told a joint meeting of the Balochistan Union of Journalists and other bodies that “personnel of a security agency” took Zafarullah Achakzai into custody in the early hours of Sunday morning after cordoning off his residence.

The meeting expressed concern over the manner in which Mr Achakzai was arrested. It said if there was any complaint against the journalist, the authorities should have raised the matter at a “proper forum”.

The meeting further said if any journalist was violating the law, he should be produced before a court after arrest.

Published in Dawn, June 30th, 2017

“Basta Migranti” di Virginia Raggi al Prefetto di Roma Paola Basilone: Pakistani Cristiani in Italia ne sono rammaricati!

Dopo aver preso nota delle forti parole della Sindaca Virginia Raggi nella lettera al Prefetto di Roma Paola Basilone, rese pubbliche tramite i mezzi di comunicazione, Associazione dei Pakistani Cristiani in Italia esprime il proprio rammarico e tristezza per poca sensibilità della Sindaca che nel contatto personale si è rivelata molto umana, rispettosa dello straniero e disponibile.
Roma, Città Eterna, simbolo della fede cattolica nel mondo e un pilastro importante della comunità europea rimane una luce che dona la Speranza a tutti coloro che vivono nelle tenebre a causa delle guerre e delle leggi disumane.
Con la speranza che la Sindaca, rappresentante dell’istituzione che è la Città di Roma, possa riconsiderare la sua richiesta al Prefetto e possa tener conto della dignità e diritti di tutti coloro che ci entrano per vivere e dare il loro contributo per renderLa ancora di più ciò che essa rappresenta.

CRISTIANI PERSEGUITATI IN PAKISTAN E L’INDIFFERENZA DELL’OCCIDENTE

CRISTIANI PERSEGUITATI IN PAKISTAN E L’INDIFFERENZA DELL’OCCIDENTE

INCONTRO CITTADINO DI TESTIMONIANZA E SOLIDARIETÀ

Giovedì 8 giugno 2017 – Ore 21.00
Auditorium ACLI, Via Cardinale Massaia 22, Cremona

INTERVENGONO:

CRISTINA CAPPELLINI
Assessore Regionale alle Culture, Identità e Autonomie di REGIONE LOMBARDIA

SANTE MALETTA
COMITATO NAZARAT di Cremona

ALESSANDRO MONTEDURO
Direttore di AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE – ITALIA

SHAHID MOBEEN
Fondatore dell’ASSOCIAZIONE PAKISTANI CRISTIANI IN ITALIA

MODERA:
GIOVANNI ROSSI
Giornalista di CREMONA1 TV

Vedi la Locandina:

Locandina Cremona

Generale Raheel Sharif a Capo della “International Islamic Army” in Arabia Saudita

Secondo le fonti locali il Generale Raheel Sharif, già capo della forze armate del Pakistan, ha avuto l’ok del Governo di Nawaz Sharif  per avere il ruolo guida della “International Islamic Army” con l’ufficio in Arabia Saudita. La nuova unità militare internazionale è composta dalla Monarchia Saudita e come primo punto nell’agenda è la difesa delle due città sacre. Essa lavorerà anche per la salvaguardia della stessa nazione governata dalla Monarchia dei principi Sauditi.

Il Generale Sharif ha avuto la stima internazionale per il suo impegno sul territorio nazionale a difesa dei propri conazionali nella guerra contro il terrorismo e in particolare quando ha gestito l’operazione Zarb-e-Azab contro la costellazione terroristica nelle zone remote del Pakistan e nei territori confinanti.

Alleanza Internazionale delle Forze Armate dei Paesi Islamici sembra più un’alleanza a favore dei paesi di maggioranza sunnita guidata dalla politica Wahabita per la difesa del gruppo maggioritario islamico. I paesi islamici come Iran e la Siria non fanno parte di questa alleanza. Proprio questa divisione o mancata presenza dei paesi sciiti pone una domanda al Governo Pakistano sui propri rapporti con il vicino come Iran che probabilmente sarà il secondo paese con la technologia nuclear dopo lo stesso Pakistan che è il primo paese islamico con la bomba atomica.

Legge della blasfemia in Pakistan e il cambiamento costituzionale

Dopo le ultime vicende della scomparsa e ritrovamento di un professore e blogger da Islamabad è rinata la discussione  a livello nazionale tra gli intellettuali laici e religiosi nonche anche al Senato Pakistano è accessa la discussione per il cambiamento nei articoli 295 B e C del Codice Penale Pakistano conosciuti come legge della blasfemia.

Gli stessi Ulema si rendono conto che abuso di questa legge ha non solo fatto migliaia di vittime tra i cittadini pakistani di tutte le fedi ma ha presentato un volto ultra-islamista del Pakistan che non è il caso. Secondo la Costituzione Nazionale tutti i cittadini del Pakistan possono andare ai propri tempi e ciò effettivamente succede. L’unica cosa che la renderebbe libertà religiosa, per cui manca, è che tranne i musulmani alle minoranze religiose è vietato di difondere la propria religione. Non c’è la libertà di convertirsi dall’Islam ad un’altra religione.

Il Commitato per i Diritti Umani del Senato ha suggerito di rendere più difficile la registrazione della denuncia di blasfemia e ha chiesto di aumentare il numero dei ufficiali della polizia per la registrazione e la verifica dell’accusa proprio per vietarne abuso. In alcuni casi è stata inevitabile la registrazione della denuncia perchè migliaia in folla incitata ed agguerita hanno proprio attaccato le caserme delle polizie che nei contesti delle periferie e dei villaggi hanno il personale ridotto con le armi vecchie. Questa situazione impauriva i poliziotti che erano costretti a registrare la denuncia che una volta effettuata porta all’arresto dell’accusato e al primo grado del tribunale tali accuse false, perchè senza prove, hanno portato la condanna a morte a molte persone di tutte le fedi. Ultimo esempio è Asia Bibi che ancora è in attesa della prima udienza d’appello presso il Tribunale Supremo del Pakistan. Ma ancora non è stata istituita una giuria per il caso che a sua volta dovrà dare una data per l’udienza del appello.

Nel caso di Asia Bibi il caso è stato registrato dall’Imam locale di Ittanwali  perchè fu contattato da due colleghe di Asia che raccoglievano frutta nel campo. Per un periodo l’Imam era anche disponibile a ritirare la denuncia ma i gruppi religiosi che sono anche presenti nel Parlamento e sul territorio nazionale con le proprie Madrassah hanno fatto molta pressione per evitare che cio accadesse.

 

ACS-Italia presenta in Conferenza Stampa la XIII Edizione del «Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo»

Martedì 15 novembre 2016 alle ore 11.00 la Fondazione pontificia ACS-Italia presenta la XIII Edizione del «Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo». La Conferenza Stampa di presentazione si tiene a Roma, presso la Sala della Stampa Estera (via dell’Umiltà 83c).

Il «Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo» descrive il grado di libertà religiosa di cui ogni gruppo religioso gode e ha goduto in ogni Paese del mondo, dal giugno 2014 al giugno 2016. Vengono di conseguenza portate alla luce discriminazioni e persecuzioni di cui le diverse comunità (non solo cristiane) sono vittime. Anno dopo anno il «Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo» di ACS si è imposto all’attenzione di uomini di Chiesa, diplomatici, politici e giornalisti, e viene citato nell’ambito delle attività della Santa Sede, delle Commissioni parlamentari nazionali e dell’Unione Europea. È redatto da studiosi coordinati da una Commissione internazionale di Aiuto alla Chiesa che Soffre, grazie anche ad informazioni provenienti da fonti locali, costantemente in contatto con la Fondazione pontificia.

La Conferenza Stampa, preceduta da un welcome-coffee (ore 10.30), è moderata da Marco Tarquinio, Direttore di Avvenire. Alle ore 11.00 il Presidente di ACS-Italia, Alfredo Mantovano, apre i lavori con il saluto iniziale. Segue l’introduzione del Direttore di ACS-Italia, Alessandro Monteduro, e la descrizione di metodologia e fonti da parte di Marta Petrosillo, Componente del Comitato editoriale del Rapporto 2016.

Seguono gli interventi del Cardinale Mauro Piacenza, Presidente internazionale di ACS, e del Professor Giuliano Amato, Giudice della Corte Costituzionale. Testimone proveniente da un Paese-simbolo delle violazioni della libertà religiosa, la Siria, è Monsignor Jacques Behnan Hindo, Arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi.

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“Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS), Fondazione di diritto pontificio fondata nel 1947, si contraddistingue come l’unica organizzazione che realizza progetti per sostenere la pastorale della Chiesa laddove essa è perseguitata o priva di mezzi per adempiere la sua missione. Nel 2015 ha raccolto oltre 124 milioni di euro nei 22 Paesi dove è presente con Sedi Nazionali e ha realizzato 6.209 progetti in 146 nazioni. 

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