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Archive for gennaio 2012

Morte di un Blasfemo. Shahbaz Bhatti, Un politico Martire in Pakistan: Francesca Milano


Bhatti, il Pakistan che chiede libertà

«Shahbaz diceva sempre che “i poveri non hanno religione”. Lui stava dalla loro parte, senza badare al loro credo. A essi si dava completamente: riceveva telefonate anche nel cuore della notte. Gente che chiedeva aiuto. Scattava in piedi, si vestiva rapidamente e usciva. Senza scorta. Non ha mai avuto paura per sé, ma ne aveva per gli altri» (Dino Pistolato, direttore della Caritas di Venezia).

«C’ero anch’io in Pakistan quando venne ammazzato il governatore Taseer (un musulmano moderato, ndr). Mio fratello mi aveva rivelato di essere in pericolo e io l’avevo invitato a lasciare tutto e a raggiungermi in Italia. Mi rispose che se si fossero calmate le acque, si sarebbe calmato tutto e nessuno avrebbe portato avanti la causa, e quindi non voleva andare via. Disse che potevano fermarlo solo ammazzandolo» (il fratello Paul). Istantanee di un martire della “causa” della libertà, additato come modello da Benedetto XVI nel recente discorso al Corpo diplomatico in Vaticano. Un «eroe moderno», secondo Franco Frattini, ex ministro degli Esteri, che firma la prefazione alla pertinente biografia Morte di un blasfemo. Shahbaz Bhatti, un politico martire in Pakistan (Edizioni San Paolo, pp. 142, euro 12, da oggi in libreria), di Francesca Milano, giornalista del «Sole24ore».

Il nome di Shahbaz Bhatti era quasi sconosciuto alle cronache fino al 2 novembre 2008, giorno in cui fu nominato ministro per le minoranze religiose, primo cristiano membro di un governo nella Repubblica islamica del Pakistan, coacervo di integralismo islamico e anti occidentalismo incendiario. Ma il nome di questo cattolico laico è diventato un emblema internazionale nel 2011: il 2 marzo 26 colpi di kalashnikov ne trapassarono il corpo in un attentato troppo preannunciato per essere smentito dai fatti. La sua battaglia in favore di tutte le minoranze religiose lo aveva condannato a morte agli occhi dei terroristi di Tehrik-i-Taliban-Punjab che ne rivendicarono così l’assassinio: «Questa è la punizione per un uomo maledetto».

La sua ultima colpa, aver preso le difese di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per blasfemia.
A un anno dal suo «commuovente sacrificio», così lo definì Benedetto XVI, che lo aveva incontrato pochi mesi prima della morte, rivisitare la figura Bhatti significa immergersi in una testimonianza cristiana, sociale, culturale e politica di prima grandezza. Il Vangelo, anzitutto: chi scrive lo incontrò nel 2008 per un’intervista sul suo libro Cristiani in Pakistan. Nelle prove la speranza (Marcianum Press). La radicalità del credente appariva da un dettaglio: «Ho deciso di non sposarmi per dedicare tutta la mia vita a Cristo nel servizio dei miei fratelli cristiani perseguitati». E raccontava, il volto serio addolcito dai folti baffi neri, quello che al tempo era “solo” il direttore della All Pakistan Minorities Alliance (un’associazione a difesa dei non islamici, da lui fondata nel 1985), le minacce di morte ricevute, gli attentati subiti, le percosse accettate per il suo impegno totale in vista della libertà religiosa di tutti, in primis i cristiani, il 3% della popolazione pakistana, i credenti più discriminati.

Per statura e impegno il neo ministro Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, accosta Bhatti a Martin Luther King. Coincidenza eloquente: il primo nacque l’anno in cui morì il secondo, il 1968. E il racconto della Milano, attraverso amici e collaboratori di Bhatti, delinea la multiforme personalità del ministro assassinato.

Evidenziando un dato insistente che, in tempi di “casta” e polemiche sul Palazzo, dà l’idea della grandezza dell’uomo: Bhatti era stato scelto dalla politica, non viceversa. Scrive Milano: «Nelle foto istituzionali, in giacca e cravatta, è un uomo quasi triste, uno che vorrebbe essere altrove, ma sa che non può. Nelle foto scattate durante l’assistenza ai bisognosi appare un’altra persona. Raggiante». Spiega l’ambasciatore a Islamabad, Vincenzo Prati: «La politica non gli interessava, non era ambizioso. Non ha approfittato della sua carica né si è fatto mai corrompere». Il vescovo di Faisalabad Joseph Coutts ribadisce: «Non era felice di fare il ministro, ma voleva parlare a tutti.

La politica era lo strumento per portare all’attenzione del governo i problemi delle minoranze». Un testimone di prima grandezza, quindi. Che parla a tutti per l’indefesso impegno a favore degli ultimi, sikh, indù, musulmani, cristiani. Per l’uomo, insomma: fenomenale il suo impegno dopo il terremoto nel Kashmir del 2005. Ma era dalla fede in Cristo che Shahbaz Bhatti attingeva energia. A chi gli chiedeva il perché di tanta audacia, il ministro cattolico nato nel Punjab rispondeva semplice: «Ho lasciato la mia vita nelle mani di Gesù».
(Cortesia Avvenire, 19 Gennaio 2012, di Lorenzo Fazzini)
Si può aquistare il testo dal editore sul seguente link online:
http://www.edizionisanpaolo.it/varie_1/narrativa/il-pozzo-2a-serie/libro/morte-di-un-blasfemo.aspx

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“Difesa” o “l’Islamizazzione” del Pakistan”: conferenza nazionale a Multan terra dei misitici musulmani


Come dichiarato dagli organizzatori “oggi si uniscono a Multan per dimostrare la propria Potenza. Il motivo di questa manifestazione è proteggere e salvare Pakistan. Ci saranno 44 leader dei partiti religiosi nella conferenza di Multan. Muhammad Hafiz Saeed, un importante relatore islamico, anche parlerà insieme con i leader politici. Tutto è stato organizzato a Kachehry Chowk LMQ Road Multan”.
Speciali misure per la sicurezza sono state messe a disposizione dalla polizia. Ci sono anche i volontari della Jamat-ud-Dawa per garantire la sicurezza. Particolari badge sono stati consegnati ai partecipanti per motivi di sicurezza. Più di 40000 sedie sono state disposte. Questa manifestazione ha iniziato alle ore 14:00. La manifestazione è in trasmessione “Live” tramite Streaming.
La manifestazione è ideata dal “Consiglio della sicurezza del Pakistan” che ha seguente visione come motivazione-motore di tutto: “La nostra visione è difendere il Pakistan, l’unica nazione ideale che è stata creata in nome dell’Islam con il sacrificio delle nostre ricchezze e vite. Pakistan è garante dell’unità dell’Umma sul fondamento dell”La Ilaha Ilallah” (Non c’è altro Dio che Allah)”.
Durante la manifestazione dove si parla della difesa del Pakistan per integrità territoriale si parla anche ai Ebrei, Cristiani e Indù come nemici della nazione. Si incita l’odio contro gli Stati Uniti d’America con vari slogan. Il popolo è invitato a prepararsi al Jihad affinchè l’Islam possa dominare tutto il mondo.
Il consiglio della Difesa del Pakistan ha già organizzato due conferenze nazionali a Lahore e Rawalpindi. Tra i leader alcuni nomi sono seguenti: Maulana Samiul Haq, Hameed Gul, Hafiz Muhammad Saeed, Allama Ahmad Ludhanvi, Sheikh Rashid Ahmed, Ijazul Haq, Munawar Hassan, Maulana Fazalur Rehman Khalil. E’ presente anche Sardar Atiq Ahmed già Primo Ministro del Azad Jammu e Kashmir. Emerito Generale Hamid Gul capo dei servizi segreti Pakistani è anche presente e parlerà ai manifestanti.
Multan è la città d’orgine del Primo Ministro Gilani e di Shah Mehmood Qureshi, ex ministro degli esteri dell’attuale governo ed ora vice presidente del Tehreek-e-Insaaf di Imran Khan. Entrambi non sono presenti alla manifestazione che è un segnale allarmante per loro due.

Vescovo Joseph Coutts: nominato Nuovo vescovo dell’Arcidiocesi di Karachi


Il Santo Padre ha nominato Arcivescovo di Karachi (Pakistan), Sua Ecc. Mons. Joseph Coutts, finora Vescovo di Faisalabad. Lo stesso Presule è stato nominato Amministratore Apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis della Diocesi di Faisalabad.L’arcidiocesi di Karachi ha la superficie di 180.000; popolazione: 15.536.000; cattolici: 150.000; sacerdoti: 40; religiosi: 185.
Il Vescovo Coutts è nato il 21 Luglio 1945, ordinato sacerdote 09 Gennaio 1971 ed ordinato vescovo il 16 Settembre 1988. Dal 1990 al 1998 ha guidato la diocesi di Hyderabad, zona del sud del Pakistan confinante con Iran, dal 1998 guidata la diocesi di Faisalabad dopo la morte del Vescovo John Joseph, primo vescovo Punjabi e che si era tolto la propria vita nel cortile del tribunale dove ingiustamente fu condannato un cattolico per la legge della blasfemia.
Il vescovo uscente dell’Arcidiocesi di Karachi è Evarist Pinto. Il Santo Padre Benedetto XVI in data 25 gennaio 2012 ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Karachi (Pakistan), presentata da Sua Ecc. Mons. Evarist Pinto, conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.
Il vescovo Coutts ha un difficile contesto da gestire come ordinario dell’arcidiocesi di Karachi e Presidente della conferenza episcopale cattolica del Pakistan.
Pakistani Cristiani in Italia insieme augura al proprio “pastore” in Pakistan salute e prega che con la sua guida possa vivere la vita in pace e serenità nell’attuale situazione difficile per i cristiani!

Asia Bibi’s case: Weighed down by guilt, blasphemy, Qari Salam, accuser mulls pulling back


At the forefront of a popular, polarising case, Qari Salam ostensibly regrets filing a blasphemy charge against an impoverished Christian woman, Aasia Bibi.The source of his guilt – realisation that the case was not based on facts but on hyped religious emotions and personal bias of some village women.Aasia has been languishing in Sheikhupura jail since a sessions court awarded her death sentence for insulting Prophet Muhammad (pbuh).

Support from London
Qari, according to some of his close friends, was now thinking of not pursuing the case anymore and expressed his desire to some of his friends, only to find himself in a difficult situation when activists of a religious organisation ‘convinced’ him not to change his mind.“We will chase her through hell … don’t worry about the money, hiring best lawyers,” Salam told The Express Tribune, quoting the son of Khatm-e-Nabuwat’s London chapter’s leader.The leader’s son flew in to Nankana from London after hearing that Salam might not go to Lahore High Court (LHC) when the review petition against Aasia’s conviction is taken up.

Salam himself, however, denied he ever thought of backtracking from his stance.“How can I change my mind,” he said. “I believe it will bring me a better place in heaven. It gives me pleasure, it is my pride,” Salam told The Express Tribune.
Salam said Khatm-e-Nabuwat had hired Mustafa Chaudhry as counsel to fight his case in the higher court, and were ready to go to an extent to seek death for Aasia.

Counsel seek bail
While bullets may have silenced Aasia’s lone supporter, former Punjab governor Salmaan Taseer, they have faltered in the face of the silent resolve of her counsel.Despite death threats from religious right, Aasia’s lawyers are now planning to seek bail for her from LHC.“Yes, we are ready to file a bail application and will be moving ahead with it in a couple of weeks,” said Rai Ajmal, one of the two lawyers who were Aasia’s counsel in Nankana court which sent her to gallows in 2010.

A review petition against the verdict filed by Rai, and a fellow lawyer Sardar Khan Chaudhry, is pending before the LHC and there are little chances that it can be taken up for at least another three years.Rai said the LHC is still hearing review petitions filed in 2006-07, and judges are reluctant to use their discretionary powers to take up Aasia’s case on a priority basis due to its controversial nature.Aasia’s review petition was filed in 2010 and, according to sources in the LHC, it will purportedly not be taken up before 2015, while Aasia languishes in jail.

Both Rai and Chaudhry appeared convinced that the top provincial court would rule in favour of a bail plea they were going to file if the decision was based on the evidence, and not religious sentiments on the streets.Former Punjab governor Salmaan Taseer was assassinated last year by one of his security guards for raising his voice in favour of Aasia’s release and calling for a review of the country’s blasphemy laws.
The intensity of opposition by religious right forced the government to withdraw plans of reviewing the laws enacted by former dictator General Ziaul Haq.The same religious fervour is expected to cast shadows on future verdicts in the case as well.While he did not say anything explicitly, Rai said he did fear for his, and colleague’s life for pursuing a ‘very sensitive’ case that has evoked popular religious sentiments.Aasia would have been acquitted by the Nankana court had the case been heard dispassionately, he said.

Threatening the lawyers
A neutral trial of the case seems to be a forgone conclusion though, in the face of opposition by religious outfits like Khatm-e-Nabuwat and Tehrik-e-Hurmat-e-Rasool.Activists of both organisations, individuals closely associated with the case said, had been threatening not only the lawyers with dire consequences but also Salam for his purported backtracking on the case.Convener of Hurmat-e-Rasool Maulana Ameer Hamza, also a top leader of Jamaat-ud-Dawa, denied that his organisation’s activists were threatening anybody to stop court proceedings in the case.He refused to commit, however, that his outfit would accept if the LHC either acquit or grant bail to Aasia.“What we say is that court proceedings must be respected … and after LHC there is the Supreme Court as well. We won’t let it go easily,” he said.

Published in The Express Tribune, January 21st, 2012.

Le Minoranze Religiose in Pakistan e la Verità Storica


Associazione dei Pakistani Cristiani in Italia ha partecipato ieri con una relazione al convegno organizzato dall’Osservatorio del Diritto Italiano e Internazionale presso La Camera dei Deputati. Ecco la relazione del Prof. Mobeen Shahid:

Le Minoranze Religiose in Pakistan e la Verità Storica
Mobeen Shahid

Eccellenze, Onorevoli, Gentili Amici, Signore e Signori!
Un particolare ringraziamento va all’Osservatorio del Diritto Italiano e Internazionale che ha organizzato quest’ incontro dandoci l’opportunità di mettere in luce le condizioni delle minoranze in Pakistan, quasi completamente ignorate dall’opinione pubblica internazionale. Un ringraziamento di cuore all’On. Suoad Sbai che in più occasioni ha mostrato la sua sensibilità per i diritti umani e in particolare per i cristiani perseguitati del Pakistan.
Vi porto poi ancora due ringraziamenti: uno da parte della Commissione Nazionale Giustizia e Pace dei vescovi del Pakistan che vi ringrazia per aver reso visibile la situazione attuale dei cristiani Pakistani! Il secondo ve lo porto direttamente da parte del Dr. Paul Bhatti, fratello di Shahbaz Bhatti e suo successore politico: ha molto apprezzato il vostro ricordo di Shahbaz. Le minoranze, secondo Paul, per uno sviluppo concreto devono avere un inserimento professionale nelle strutture istituzionali nazionali.
Vorrei sottoporre alla vostra attenzione una mia lettura storiografica della reale situazione Pakistana. Queste ricerche le abbiamo condotte in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione Italiana, e sono attualmente in pubblicazione. Nel corso delle ricerche ci siamo occupati de La mistica Islamica in Pakistan, la legge della blasfemia e diritti umani in Pakistan e la Politica e religione in Pakistan dal 1970 al 1990.
In Pakistan qualsiasi partito o regime militare al potere si è necessariamente dovuto confrontare con le derive religiose islamiche. La stessa idea che il Pakistan è stato creato per i musulmani toglie spazio di convivenza pacifica tra le minoranze religiose e la maggioranza musulmana. A questa visione si contrappone il dato storico, poiché in un ballottaggio di voti che avrebbe annesso l’intera regione del Punjab in India, oggi divisa in due, furono fondamentali i voti di tre parlamentari cristiani della Indian Christian Association che votarono per l’annessione di una parte del Punjab al Pakistan nascente dichiarando il Punjab, una delle regioni più sviluppata e ricca culturalmente, regione a prevalenza musulmana, nella prospettiva di dar vita ad un Paese libero.
Questo punto merita la vostra attenzione particolare per la sua retorica: Al momento della decisione per i territori nazionali per il Pakistan e l’India i voti dei parlamentari musulmani furono divisi al 50% tra India e Pakistan ed in particolare i tanto sperati voti musulmani del Punjab furono per l’India e non per il Pakistan. I tre voti cristiani sono stati dunque importanti per l’annessione del Punjab al Pakistan, e alla luce di quanto avvenuto nel 1971, con la scissione del Pakistan Est, attuale Bangladesh, acquistano un peso ancora maggiore, in quanto hanno garantito al popolo Pakistano un territorio importante al quale far riferimento, se pur in un insieme di gente di diversa etnia e religione. Da questa osservazione nasce una domanda spontanea: l’Est Pakistan già nel 1971 divenne Bangladesh. L’attuale Pakistan senza Punjab e solo con due territori dislocati a Nord e a Sud del Punjab, e con vicini come India e Cina da una parte e Afghanistan e Iran dall’altra, avrebbe continuato ad esistere o forse non sarebbe mai nato?
Attualmente in Pakistan esiste una forte discriminazione basata sulla scelta religiosa con gravi conseguenze sulla vita sociale e religiosa dei cristiani. Discriminazioni che purtroppo se non in casi limite come quello di Asia Bibi, vittima di false accuse di blasfemia e attualmente in carcere, sono state oggetto di attenzione da parte della Comunità Internazionale. Ma il caso Asia Bibi non rappresenta purtroppo che la punta di un iceberg.
L’attuale stituzione religiosa e politica in Pakistan sembra aver dimenticato l’insegnamento dei mistici musulmani, che molto s’accostano alla Verità cristiana, del Dio-Amore. Rimuovendo, o quanto meno accantonando questo sentimento, si rifanno ad una mera situazione geografica in cui il Pakistan è stato creato per i Musulmani, che abbiamo visto non è vero, e dunque i non-Musulmani non hanno diritto ad una vita di pari dignità e diritti.
Non si può dichiarare che esista una persecuzione ufficiale da parte dello stato pakistano, ma allo stesso momento esistono leggi come l’articolo 295 comma a-b-c- del codice penale Pakistano. L’art. 295 del codice penale pakistano nelle tre comme si sviluppa così:
a. 295 A, che punisce con il carcere fino a 10 anni e/o con la multa chi dolosamente e deliberatamente oltraggi, con parole, scritti o altre rappresentazioni, qualsiasi religione;
b. 295 B, che punisce con il carcere a vita chi offende il Corano o ne danneggi una copia in tutto o in parte o lo utilizzi per scopi illeciti;
c. 295 C, che punisce con la pena capitale o il carcere a vita e/o la multa chiunque offenda il nome o la persona del Profeta Muhammad con parole, scritti o altre rappresentazioni;
Voglio chiarire un fraintendimento: quando si dice “la legge della blasfemia in Pakistan riguarda tutti i profeti”, in realtà questo è ciò che intendevano gli inglese nel 1926 con l’Indian Act, legge che fu ereditata nel 1947 sia nel Pakistan Ovest che nel Pakistan Est.
Dal 1947 fino al 1986 si sono registrati solo due episodi delle accuse di blasfemia. Ma nel 1986 vengono aggiunti i comma b. e c. e da allora non c’è stata maniera per bloccare la discriminazione e la persecuzione dei cristiani che vivono come una minoranza nazionale.
Dal 1986 ad oggi l’applicazione dell’art. 295 ha fatto più di mille vittime tra musulmani, ahmadi, cristiani e induisti. A confermarlo sono i dati registrati dalla Commissione Nazionale Giustizia e Pace Pakistana sotto la direzione della Conferenza Episcopale Cattolica del Pakistan mentre la Commissione per diritti umani del governo segnala più di 4000 casi nei ultimi due decenni. Non si può chiudere gli occhi o giustificare queste gravi conseguenze per i cristiani affermando che il 51% delle vittime della legge della blasfemia sono i musulmani poiché in una nazione che conta 180 milioni di abitanti i musulmani rappresentano il 95% della popolazione contro il 2% (5 milioni appena) della minoranza cristiana.
Noi come associazione abbiamo raccolto più di 100 firme dei deputati Italiani e fatto una manifestazione davanti a Montecitorio il 26 Gennaio scorso grazie all’aiuto dell’Associazione Parlamentare Amici del Pakistan, per chiedere al governo Pakistano la cancellazione di questa legge e la libertà per Asia Bibi.
Insieme con i vescovi del Pakistan abbiamo chiesto e ottenuto dal Papa un appello per la vita e la libertà di Asia Bibi. Grazie anche a questo intervento il caso di Asia Bibi ha assunto un rilievo internazionale che le ha permesso, fino ad oggi, di avere salva la vita.
Il Ministro Federale per le Minoranze del Pakistan Shahbaz Bhatti martire della fede e membro del comitato d’onore della nostra associazione ha seguito ogni sviluppo del caso Asia Bibi a livello nazionale e internazionale con noi fino al 2 Marzo 2011 quando fu ucciso per mano del Tehreek-e-Taleban Pakistan per mandato di Hakimullah Mehsood con l’unica colpa di essere stato nominato dal Presidente della Repubblica Islamica del Pakistan presidente della commissione che avrebbe dovuto rivedere la legge sulla blasfemia. Purtroppo altri casi, passati inosservati agli occhi della comunità internazionale, hanno avuto un tragico epilogo. Fra questi ricordiamo il caso di un ragazzo Pakistano cristiano innamorato di una ragazza musulmana, che è stato ucciso nella caserma della polizia. In Pakistan un non musulmano per la legge nazionale non può sposarsi con una ragazza musulmana mentre viceversa è possibile. Abbiamo portato il caso di Farah Hatim, una ragazza cattolica rapita e convertita all’Islam, in Ginevra alla sede ONU per i diritti umani e grazie all’intervento internazionale il caso è stato concluso presso l’alta corte di Lahore.
Purtroppo all’orizzonte non si vedono miglioramenti dato che solo nel 2011 ci sono stati 1800 casi di rapimenti, violenza sessuale con l’intento di portare alla conversione forzata all’Islam delle nostre ragazze. Siamo riusciti ad assistere solo 80 casi con l’aiuto delle istituzioni locali. L’Italia e Germania hanno aperto le proprie frontiere dando i visti per alcuni casi estremi e così hanno dato un grosso supporto al nostro operato. Qui vorrei ringraziare tutti gli amici che ci hanno aiutato e che vorrebbero rimanere anonimi per motivi di sicurezza e prudenza politica.
Attualmente, in uno sforzo di maggiore coesione da parte del governo Pakistano, è stato affidato ai Cattolici, Akram Gill, Ministro dello Stato del Ministero Federale dell’ Armonia Nazionale, e Dr. Paul Bhatti, consigliere del Primo Ministro con lo status di Ministro Federale, il compito di cercare l’unità nazionale e il dialogo tra le varie religioni e cercare di appianare le differenze purtroppo ancora così evidenti in Pakistan.
La nostra associazione, sia pur a distanza, cerca di essere supporto per i cristiani che sono in Pakistan: abbiamo 200 bambini e bambine in adozione a distanza in Pakistan grazie ai nostri benefattori. Gestiamo 6 centri di istruzione che funzionano sia come scuole sia per i regolari studenti che non possono permettersi l’educazione che per i “drop-outs” vittime delle discriminazioni di vario genere.
Il sito dell’associazione dei Pakistani cristiani in Italia aggiorna la comunità internazionale ogni giorno nelle lingue: Italiano, inglese, urdu, arabo, francese, spagnolo, russo e cinese.
Il nostro comitato d’onore è composto da quattro categorie con la partecipazione in ogni categoria di illustri rappresentanti dell’Italia e del Pakistan: studiosi, ecclesiastici, politici e giornalisti. Ognuno dei membri dal suo ambito di appartenenza professionale interviene dando consigli o l’azione concreta secondo l’esigenza.
Siamo aperti a qualsiasi aiuto che voi, cari amici, possiate portare in questa direzione.
Grazie per la vostra attenzione!

Giovanni lo Porto: l’Appello della famiglia. Welthungerhilfe è stata bandita in Pakistan


Lo Porto, siciliano, 38 anni, è un cooperante italiano che si trovava in Pakistan per lavorare con una Ong. La sua famiglia, a Palermo, è molto preoccupata. Bocche cucite nella casa della famiglia del connazionale, sequestrato ieri da tre uomini armati insieme a un cittadino tedesco, come confermato dal ministero degli esteri tedesco. La famiglia Lo Porto fa un’appello tramite un comunicato, pubblicato da una testata online palermitana: “Lo Stato ci aiuti. Ci affidiamo alle autorita’, al Governo, perche’ il nostro Giovanni torni al piu’ presto a casa sano e salvo. Restiamo costantemente in attesa di notizie”, dicono i familiari. “Giovanni e’ sempre in giro per la sua attivita’ in cui crede molto e che svolge generosamente e con passione perche’ e’ felice di aiutare gli altri. Non lo vediamo spesso, ma ci sentiamo e ci ha sempre detto di essere soddisfatto del lavoro che fa”.

Secondo Italia chiama Italia “In Pakistan i sequestri sono aumentati di molto, negli ultimi mesi, in tutto il Paese. Militanti e talebani usano i rapimenti per poi chiedere un riscatto e autofinanziarsi.

Intanto, secondo Dunyanews.tv, l’organizazzione tedesca Welthungerhilfe è stata bandita in Pakistan e non potrà più lavorare perchè considerata “sospetta”.

I Convegno Internazionale sulla persecuzione delle Minoranze Cristiane in Pakistan

Associazione dei Pakistani Cristiani in Italia partecipa con una relazione al convegno organizzato dall’Osservatorio del Diritto Italiano e Internazionale. I lavori svolgeranno il 22 Gennaio presso la facoltà di Teologia della Pontificia Università Urbaniana e il 23 presso La Camera dei Deputati.
Il Convegno si articolerà in due incontri molto interessanti che verranno svolti nel cuore della cristianità mondiale: CITTA’ DEL VATICANO – ROMA, durante i quali verranno presentate delle testimonianze dirette, a cui faranno seguito e corollario delle immagini molto esplicative e un filmato, per mostrare quello che da anni sta accadendo in Pakistan, nel silenzio più totale della comunità mondiale, compreso l’assenza ingiustificata dell’ONU, che ha avallato la famigerata legge sulla blasfemia, pur sapendo che nei Paesi islamici questo significa dare il benestare alla persecuzione e all’omicidio, nonché alla cancellazione di intere comunità non islamiche, che vengono sistematicamente perseguitate, in quello che è ormai diventato un genocidio religioso-culturale.

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