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Archive for ottobre 2013

Cardinale Filoni ordina un nuovo vescovo, Joseph Arshad, in Pakistan a Faisalabad

Cardinale Filoni ordinerà il 1 di Novembre a Faisalabad il nuovo vescovo Pakistano Joseph Arshad. Il neo-vescovo eletto è ex-alunno della Pontificia Università Urbaniana e dottore in Diritto Canonico. Fin’ora, dopo gli studi a Roma, ha servito la diplomazia Vaticana in più paesi. La Diocesi di Faisalabad era senza un vescovo ordinario ormai da due anni dopo il trasferimento dell’Arcivescovo Coutts a Karachi.
Teniamo presente che la Diocesi di Faisalabad è la diocesi di origine di Shahbaz Bhatti che come maggior parte del clero e religiosi proveniva dal villaggio di Khushpur. Khushpur è nominato dopo il nome del missionario P. Felix che l’ha fondata. A livello popolare la città di Khushpur è conosciuta come Vaticano pakistano in quanto alcuni vescovi, la maggior parte del clero e religiosi nazionali provvengono da questo villaggio.
Episodi di violenza contro i cristiani sono molto presenti nei vari villaggi della Diocesi in particolare ci ricordiamo l’attacco di Gojra-Korian dove 8 cristiani sono stati bruciati vivi e l’intero quartiere è stato dato al fuoco.
La diocesi è composta nella maggior parte dai villaggio e la stessa città di Faisalabad, fino ai primi anni della vita del Pakistan, in realtà era il famoso Lailpur e ghetto dei Sikh. Lo sviluppo industriale specialmente quello tessile, perchè la fonte principale del reditto locale è il cottone, ha trasformato questo grande villaggio in una cittadina ancor oggi con una mentalità paesana e la stessa mentalità discrimina i ceppi più bassi della società a cui alla fine tutti i cristiani della diocesi appartengono. Grazie all’importante lavoro pastorale dei missionari europei abbiamo delle importante scuole ed ospedali che hanno dato l’occasioni anche ai cristiani di diventare insegnanti di scuole e studiare medicina ma ancora la Diocesi non riesce a seguire pastoralmente la vita quotidiana dei propri fedeli e forse un vescovo che ha servito come diplomatico in più nazioni potrà promuovere il dialogo inter-religioso partendo dalle cariche più alte alla fine per proteggere i suoi fedeli.
Pakistani cristiani in Italia pregando per il neo-vescovo Joseph Arshad augurano che Cristo sia annunciato con ogni gesto e parola di questo vescovo e che Dio lo accompagni e lo protegga in questo importante servizio pastorale.

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Imran Khan: Costruire un ufficio per Tehreek-e-Taleban in Pakistan per negoziazzioni? Perchè se già ci sono altri due uffici? Chi sono il Tehreek-e-Taleban Pakistan?

Imran Khan, fondatore della Pakistan Tehreek-e-Insaaf (PTI) e giocatore di cricket, vuole un ufficio per il gruppo militante islamico Tehreek-e-Pakistan nella Regione, Khayber PakhtoonKhwa, governata dal suo partito.
Secondo il parlamentare, Sabzwari, della Muthida Qomi Movement (MQM) esiste già un ufficio dei Talebani a Karachi nel suo capitolo elettorale proprio vicino all’ufficio della Jamaat-e-Islami. Sabzwari l’ha affermato in un’intervista al giornalista Malik Muhammad durante una trasmissione “Dunya at 8 with Malik” di una televisione privata Dunyatv. In un’altra puntata è anche stato affermato che nella North-Waziristan la stessa organizzazione ha la propria presenza dove c’è anche la bandiera dell’organizzazione militante che richiede autonomia nel vicino Cina.
L’insistenza di Imran Khan per la costruzione d’un ufficio per il Tehreek-e-Taleban Pakistan nella sua regione dimostra la sua volontà di entrare nel scenario politico internazionale e diventare l’unico mediatore delle negoziazzioni con il movimento militante dei Talebani pakistani (TTP). La TTP è composta da 70 gruppo autonomi dei militanti islamici che sono diffusi sul territorio nazionale dal nord al sud. Riconoscono l’ispirazione della Sharia promossa dall’Al-Quaida e un’interpretazione islamica Wahabita mischiata con la cultura etnica afghano-pashtoon, diffusa sul territorio nel nord pakistano-afghano. Gli stessi ulema pakistani rifiutono questo tipo di interpretazione islamica considerandola violenta, terroristica, non-islamica ed anti-pakistana. Ma nonostante tutto un politico come Imran Khan afferma la necessità di riconoscere il TTP formalmente, costruendone un ufficio per negoziazzioni senza condizioni. La TTP non riconosce la Costituzione del Pakistan perchè la considera non-islamico inquanto è il frutto della volontà umana espressa tramite il voto degli cittadini e i loro rappresentanti (via democratica) e che Pakistan per essere islamico, secondo la TTP, deve riconoscere solo il Corano come la propria Costituzione e applicare l’interpretazione Wahabita della religione islamica. A questo punto c’è qualche domanda spontanea sul perchè degli elementi afghano-pashtoon in questa interpretazione? Non è che anche l’interpretazione stessa della TTP ha subito degli cambiamento nel Wahabismo saudita importato in questi territorio e che è proprio inevitabile nel sincretismo delle religioni o della stessa religione?

Malala Yousafzei e Rimsha Masih simboli per i diritti umani delle donne in Pakistan!

Il coraggio di cambiare
In Pakistan la lotta
per l’istruzione delle donne

Parla Shahid Mobeen, docente di pensiero e religione islamica alla Lateranense: “È una ragazza che porta avanti una forte testimonianza. Mi auguro che i giovani del Pakistan possano imparare da lei, per aiutare la crescita di tutti i cittadini, a prescindere dalla fede a cui appartengono”. Quindi un pensiero a Rimsha Masih e Asia Bibi
Patrizia Caiffa

Il mondo la ricorda come l’adolescente gravemente ferita dai talebani in Pakistan mentre tornava da scuola. Ma lei vorrebbe essere ricordata come colei che lotta e vince per il diritto all’istruzione delle donne nel suo Paese. Lo ha ripetuto più volte e in diverse sedi importanti, tra cui l’Onu, Malala Yousafzai, che oggi ha 16 anni e ieri ha ricevuto dal Parlamento europeo il premio Sakharov per la libertà di pensiero. Le sarà consegnato ufficialmente il 20 novembre a Strasburgo. Malala fu ferita da un proiettile il 9 ottobre del 2012. Un giovane miliziano dei talebani le sparò al collo e alla testa. I talebani, che continuano a minacciarla, la volevano punire per aver avviato, in un blog sotto pseudonimo, una battaglia per il riconoscimento dei diritti all’istruzione, alla libertà e alla pari dignità delle donne pakistane. Ricoverata all’ospedale Queen Elizabeth di Birmingham, in Gran Bretagna, è stata dimessa l’8 febbraio scorso. Malala è stata proposta anche nella rosa di candidati del Premio Nobel per la pace, assegnato oggi all’Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche). Ne abbiamo parlato con Shahid Mobeen, docente di pensiero e religione islamica alla Pontificia Università Lateranense e fondatore dell’Associazione pakistani cristiani in Italia.
Cosa rappresenta per il Pakistan questo importante riconoscimento a Malala?
“È un gesto importante per riconoscere il servizio che Malala dà per contribuire all’educazione delle donne in Pakistan. Perché è proprio dell’educazione che ha più bisogno il nostro Paese. Perché la cultura della ‘guerra santa’ creata dai mujaheddin negli anni ‘70 e ‘80 è stata fomentata proprio tramite l’educazione. Di conseguenza ha creato i talebani di oggi. Per liberarsi da questo fanatismo, serve l’educazione. Malala, vittima dei talebani perché andava a scuola e parlava dell’educazione femminile, è un simbolo di coraggio. È una ragazza che porta avanti una forte testimonianza. Mi auguro che i giovani del Pakistan possano imparare da lei, per aiutare la crescita di tutti i cittadini, a prescindere dalla fede a cui appartengono”.
Per le donne l’accesso all’istruzione è difficile in tutto il Pakistan o solo in alcune zone?
“Il diritto all’educazione per tutti, uomini e donne, è presente nella Costituzione pakistana. Però allo stesso tempo, rispetto a città come Lahore, Karachi, Islamabad, ci sono problemi culturali nelle zone tribali. Nella cultura della valle dello Swat, da cui proviene Malala, c’è maggiore difficoltà. Non è un caso che il padre sia un insegnante: capisce l’importanza dell’educazione e vuole che i figli e le figlie studino. La Costituzione pakistana lo prevede, ma per fattori culturali locali alcune volte diventa difficile. Molti genitori pensano che non valga la pena far studiare le ragazze perché poi dovranno sposarsi, preferiscono spendere soldi sull’educazione dei figli, perché poi avranno un lavoro migliore grazie allo studio e loro potranno passare gli ultimi giorni della vita con maggiore serenità. Però spesso dimenticano che ogni figlio o figlia è un dono di Dio, come si dice sempre in Pakistan. Bisogna dare pari opportunità a tutti”.
Malala è un esempio di come la libertà di pensiero sia uno dei diritti e dei valori più alti. Che legame vede con le difficoltà dei cristiani pakistani a vivere senza discriminazioni la loro religione?
“In effetti, quando Malala è stata ferita gravemente dai talebani, tutti erano d’accordo per portarla in Inghilterra, curarla e salvarle la vita. È un gesto lodevole. Ma non ho visto lo stesso tipo di disponibilità nel caso di Rimsha Masih, la ragazza cattolica disabile mentale, incarcerata lo scorso anno perché falsamente accusata di blasfemia dall’imam Khalid Chishti, che aveva manomesso le prove. Oggi l’imam Chishti è libero su cauzione. Noi abbiamo assistito Rimsha insieme ad alcuni organi del governo pakistano. C’è stata una enorme lotta internazionale per liberarla su cauzione, anche grazie a 10mila euro arrivati dagli amici italiani. Oggi Rimsha vive tranquillamente, insieme alla sua famiglia, in Canada. Anche se riconosco profondamente il valore del gesto di Malala per l’educazione, che è un fattore importantissimo, mi domando perché non c’è stata pari mobilitazione internazionale anche per Rimsha, che non poteva studiare perché il padre non aveva i mezzi per mandarla nelle scuole di Islamabad”.
Parlando di donne pakistane perseguitate ingiustamente: ci sono novità sul caso di Asia Bibi, la madre di cinque figli condannata a morte perché accusata di blasfemia?
“L’unica cosa che possiamo dire è che è stata trasferita in un’altra prigione, speriamo ci possa essere una possibilità di liberazione, perché Asia Bibi è innocente. La sua questione è molto diversa da quella di Malala, perché riguarda la libertà religiosa e pari dignità nella società. La lotta di Malala per l’educazione femminile in Pakistan è molto importante, infatti la comunità internazionale si è mobilitata. L’unica domanda che mi pongo è: quali sono le possibilità educative offerte anche alle minoranze religiose? Spesso ciò che viene dalla comunità internazionale per lo sviluppo del Pakistan, per i poveri, non è distribuito in maniera capillare. Le minoranze religiose sono spesso dimenticate”.
Vedi il link: http://www.agensir.it/sir/documenti/2013/10/00271946_il_coraggio_di_cambiare_in_pakistan_la_lo.html

Cristiani sepolti vivi in Peshawar (Pakistan)

Islamabad (Agenzia Fides) – Il Vescovo anglicano di Peshawar, Mons. Peter Humphrey Sarfraz, leader della “Chiesa del Pakistan”, ha diffuso la lista completa dei morti e dei feriti nell’attentato del 22 settembre alla Chiesa di “Tutti i Santi” a Peshawar: come riferito a Fides, l’attentato di due kamikaze islamisti ha causato 126 fedeli cristiani uccisi e 166 feriti. Nella chiesa vi è un manifesto commemorativo con le immagini delle vittime identificate. Nel cortile fuori dalla Chiesa, luogo della prima esplosione, è stato creato un piccolo santuario commemorativo per i defunti.
Mons. Peter Humphrey Sarfraz comunica in una nota inviata a Fides: “Sono tuttora scioccato per le tante perdite umane: è il peggiore incidente che colpisce una chiesa della nostra diocesi. L’attacco è stato un atto di violenza vigliacca contro cristiani innocenti, che sono veri martiri. Il mio cuore gronda di dolore. I cristiani si ritengono veri pakistani: abbiamo sacrificato molto per questa patria.
Il governo provinciale ha promesso di dare un risarcimento di 500.000 rupie (pari a circa 4.700 dollari) per le famiglie delle vittime e 200.000 rupie (circa 1.900 dollari) per i superstiti, rimasti gravemente invalidi. Finora le vittime non hanno ricevuto alcun indennizzo”.
Come informa il Pastore anglicano Ijaz, che guidava la liturgia in chiesa il giorno dell’esplosione, nei dintorni della Chiesa risiedono circa 500 famiglie cristiane. I residenti sono perlopiù cittadini poveri ed emarginati. Molti di loro lavorano come operatori sanitari o sono operai sfruttati e sottopagati. Sulla strage, notano fonti locali di Fides, vi sono tuttora polemiche. Molti feriti, lamentano i fedeli locali, avrebbero potuto essere salvati. Numerosi sono morti per mancanza di un trattamento di emergenza e per le carenze del personale ospedaliero. Le vittime sono state collocate in bare senza alcuna identificazione e le famiglie dei feriti gravi non sono state avvisate, per cattiva amministrazione. Le famiglie hanno così perso l’occasione di dare un ultimo saluto ai loro cari, poi deceduti. Un incidente, che ha causato ira e rabbia, testimonia la grave superficialità degli ospedali: due feriti sono stati considerati erroneamente morti e posti nelle bare; solo dopo i lamenti di dolore sono stati liberati. A Peshawar ci si chiede: se fossero stati musulmani, sarebbe accaduto comunque? (PA) (Agenzia Fides 8/10/2013)

Muslims form human chain to protect Christians during Lahore mass

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LAHORE: The Muslim and Christian communities came together in a show of solidarity in Lahore, Express News reported Sunday.
Muslims formed a human chain outside St Anthony’s church during mass to act as a shield for those attending Sunday mass inside.
The initiative was led by ‘Pakistan for All’ – a collective of citizens concerned about the growing attacks on minorities – as part of their stand against the Peshawar church blast that killed at least 83 people on September 22.
The twin suicide attack on All Saints church occurred after Sunday mass ended and is believed to be the country’s deadliest attack on Christians.
On September 28, Muslims attended Sunday mass at St Patrick’s Cathedral in a similar show of solidarity and clasped their hands in prayer and sang from the hymn opus.
Dozens of civil society members, religious scholars, politicians, artists and academics had stood vigilant for the duration of the mass and later linked their arms to from a symbolic human shield around the church to express their “defiance to the extremist forces and solidarity with the minorities”.
In the days following the deadly attack, Christians have demonstrated in towns and cities around Pakistan, including Islamabad, Lahore, Karachi, Peshawar and Faisalabad, to protest against the violence and demand better protection from the authorities.
See the link: http://tribune.com.pk/story/614333/muslims-form-human-chain-to-protect-christians-during-lahore-mass/

Church Attack: Muslim Clerics say Taliban portraying negative picture of Islam

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LAHORE: The stance of Pakistani Taliban militants regarding attacks on Christian churches was contrary to the teachings of Islam, leading Pakistani clerics belonging to different schools of thought said on Saturday.

“Taliban’s view point that attacks on churches is in line with the principles of Islam is totally wrong and against the teaching of Islam,” said the clerics in a joint-statement.
Taliban were depicting a negative picture of Islam just to defame the peaceful religion, they said.
The spokesperson for the outlawed Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP), Shahidullah Shahid, had claimed that a recent attack on a church in Peshawar was carried out in accordance with Shariah laws and that neither the TTP nor any of its umbrella groups were behind the twin suicide blasts.
Nazim-i-Aala Jamia Naeemia Maulana Raghib Hussain Naeemi, Chief of Pakistan Sunny Tehrike Sarwat Ijaz Qadri, President National Mushaikh Council Pir Khawaja Ghulam Qutubuddin, President Khairul Ummam Foundation Pir Karamat Ali, Vice President Tahafuz Namoos-i-Rasalat Mahaz Allama Pir Atthar Qadri and President Islamic Research Council Pakistan were among those who issued the joint-statement.
September 23rd attack on All Saints church in the provincial capital of Khyber Pakhtunkhwa, that killed more than 80 and injured at least 130, is believed to be the deadliest ever to target the country’s small Christian minority.
The Ulema urged the government to launch an operation against the terrorists who caused irreparable loss to both Islam and Pakistan. “They (Taliban) don’t deserve any leniency,” said the statement.
The Pakistani government, however, was still keen to pursue dialogue with local Taliban militants despite a spate of bloody attacks in the country’s northwest, Sartaj Aziz, adviser on national security and foreign affairs to Prime Minister Nawaz Sharif said on Thursday. He said talks should be given a chance.
The TTP, which has waged a bloody insurgency against the Pakistani state since 2007, has issued stringent conditions for its participation in talks, including the release of its cadres from jail, withdrawal of troops from the tribal areas along the Afghan border and an end to US drone strikes in Pakistan.

See the link: http://dawn.com/news/1047650/church-attack-clerics-say-taliban-portraying-negative-picture-of-islam

DIRITT I DELL’UOMO E LIBERT À RE LIGIOSA, IL CASO DEL PAKISTAN

locandina presentazione Università degli Studi del Molise[1]

Dipartimento di Scienze umanistiche, sociali e della formazione, Cattedra di Diritti dell’uomo e globalizzazione dell’Università degli Studi del Molise presenta “Religione e Libertà in Pakistan dal 1970 al 1990”, APES, Roma 2012, a cura di Shahid Mobeen.

Indirizzi di saluto

Giovanni CANNATA Rettore dell’Università degli Studi del Molise
Paolo MAURIELLO Direttore del Dipartimento di Scienze umanistiche, sociali e della formazione

Introduce

Lorenzo SCILLITANI Università degli Studi del Molise

Intervengono

Rosanna ALAGGIO Università degli Studi del Molise
Marco Stefano BIRTOLO dottore di ricerca in Relazioni e processi interculturali
Roberto COLELLA collaboratore di “limes”
Fabio FERR UCCI Università degli Studi del Molise
Philip LARRY Pontificia Università Lateranense
Giovanni MADDALENA Università degli Studi del Molise
Shahid MOBEEN Pontificia Università Lateranense

giovedì 17 ottobre 2013
I ore 11.00

I Edificio Polifunzionale
aula Kelsen
Dipartimento Giuridico
Viale Manzoni
I Campobasso

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