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Archive for dicembre 2012

Cristiani attaccati il giorno di Natale in Islamabad e la Fatwa contro chi festeggia il Natale coi cristiani

Il 25 Dicembre 2012, il giorno di natale e il giorno del compleanno del fondatore, una folla dei fondamentalisti islamisti, quasi 100 persone, hanno attaccato i cristiani che uscivano dalla preghiera verso le ore 12:00 in Iqbal Town, quartiere cristiani, di Islamabad. La folla era armata di con pistole, armi automatici e bastoni. Hanno attaccato le donne, bambini e uomini.
Durante la sparatoria Iqbal Masih è stato ferito alla gamba e un braccio, Shahzad Masih mentre correva è caduto per terra ed è stato pichiato coi bastoni, Yousaf Masih porta ferite gravi e una dozina di donne, uomini e bambini cristiani sono feriti.
La polizia del quartiere di Shahzad Town è arrivata per mantenere ordine ma è riuscita ad arrestare solo due manifestanti, Mohammad Khlid e Mohammad Riasat Satti, ed ha mandato i cristiani feriti per le cure in ospedale.
Il caso è stato registrato secondo le sezioni 452, 109, 324, 148, 149 del Codice Penale Pakistan con la Denuncia alla Polizia (FIR) numero 669/2012, presso la Caserma della Polizia di Shahzad Town contro 35 anonimi e 4 nominati ma alla fine la polizia ha rilasciato Mohammad Riasat Satti la stessa sera anche se era uno dei nominati.
La tensioni era alta in tutto il Pakistan e il Governo avevo adottato le misure rigide per la difesa delle minoranze specialmente dopo la Fatwa di un chierico islamico contro quei musulmani che avessero partecipato nelle festività natalizie coi cristiani.
Seguente Fatwa è stata dichiarata sul Facebook dal Chierico Musulmano Ibtisam Elsahi Zaheer “Noi dobbiamo essere toleranti verso le altre religioni ma non possiamo partecipare nelle cerimonie religiose ed altri eventi dei non.musulmani. Natale è un’evento religiose dei cristiani e secondo la loro teologia Gesù era figlio di Allah nato da Allah proprio questo giorno e per questo noi dobbiamo evitare di partecipare in quest’evento e non dobbiamo fare gli auguri. Musulmani possono mangtiare il loro cibo, hanno il permesso di sposare le donne vergini dei cristiani ma il natale non può essere festeggiato dai musulmani perchè è contro il concetto del monoteismo in Islam”.
Secondo alcune fonti i media hanno evitato di raccontare l’accaduto proprio il giorno di Natale e è stato raccontato come una rissa comune in Islamabad.
La folla dei musulmani aveva bloccato entrata e uscita del quaritere per evitare che i cristiani di Iqbal Town potessero muoversi per gli acquisti in particolare è stato evitato che ci fosse il latte per i figli dei cristiani.

2012 in review

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

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Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Mario Monti aderisce all’Appello per la liberazione di Asia Bibi

AsiaBibi[1]
Mario Monti, il Premier italiano, aderisce all’appello per la liberazione di Asia Bibi dell’Avvenire, giornale della Conferenza Episcopale Italiana. Questa adesione ancora getta luce sull’abuso della legge della blasfemia in Pakistan.
Le minoranze religiose in Pakisan sono vittima della persecuzione a causa della legislazione attuale che tradisce completamente lo spirito di Muhammad Ali Jinnah, il fondatore della nazione, e dei rappresentanti dei cristiani (i cofondatori della nazione), indù, ahmadi e sikh che votarono per l’indipenza del Pakistan (Est-Ovest).
La legge della blasfemia di cui Asia Bibi è vittima è l’articolo 296C del Codice Penale Pakistano e non è l’unica legge che discrimina le minoranze religiose pakistane rendendle cittadini di secondo classe.
Le leggi discriminatori nel Codice Penale Pakistano che sono la causa della persecuzione delle minoranze religiose sono seguenti:
– 295, che punisce con il carcere fino a due anni e/o con la multa chiunque distrugga, danneggi o contamini luoghi sacri con l’intento di insultare qualsiasi religione;
– 295 A, che punisce con il carcere fino a 10 anni e/o con la multa chi dolosamente e deliberatamente oltraggi, con parole, scritti o altre rappresentazioni, qualsiasi religione;
– 295 B, che punisce con il carcere a vita chi offende il Corano o ne danneggi una copia in tutto o in parte o lo utilizzi per scopi illeciti;
– 295 C, che punisce con la pena capitale o il carcere a vita e/o la multa chiunque offenda il nome o la persona del Profeta Muhammad con parole, scritti o altre rappresentazioni;
– 296, che prevede un’anno di carcere per chi disturba un’assemblea religiosa
– 297, prevede un’anno di prigione chi non rispetta i luoghi di sepoltura
– 298, punisce con un’anno di prigione chi usa le parole che possono urtare la sensibilità religiosa
– 298 A, che punisce con la reclusione fino a 3 anni e/o con la pena pecuniaria chiunque manchi di rispetto nei confronti della famiglia del Profeta o dei suoi ansar ;
– 298 B, che punisce con la reclusione fino a 3 anni e la multa l’uso improprio di titoli, nomi o epiteti riservati a luoghi o persone sacre per l’Islam da parte di Ahmadi ;
– 298C, che punisce con la reclusione fino a 3 anni un Ahmadi che si dichiara musulmano, prega o fa propaganda della propria fede, oltraggiando il sentimento dei musulmani.

Oltre 200 musulmani sciiti incriminati per “blasfemia” in Pakistan

Una denuncia ufficiale con l’incriminazione per blasfemia è stata presentata alla polizia di Multan (in Punjab) a carico di 222 fedeli musulmani sciiti, dei quali 72 identificati e 150 non identificati. La denuncia è stata presentata da gruppi sunniti dopo una rissa avvenuta ieri a Multan, in seguito alla processione religiosa degli sciiti, che celebravano la “Ashura”, festività che commemora il martirio dell’Imam Hussein, nipote del profeta Maometto. Come riferito a Fides, gli scontri sono iniziati quando alcuni militanti sunniti, dell’organizzazione estremista “Sipah-i-Sahaba”, hanno cercato di bloccare o deviare la processione dei fedeli sciiti, dicendo che una parte del percorso non era autorizzato. Esito degli scontri fra sciiti e sunniti: 10 feriti e le 222 denunce. Secondo l’accusa, gli sciiti hanno lanciato pietre contro le bandiere e striscioni dove c’era iscritto il nome del Profeta Maometto e sono dunque colpevoli di blasfemia. Leader sciiti come Fazal Shah e Ali Hussain Shah hanno negato ogni accusa, affermando che nessuno ha gettato pietre contro le bandiere, né tantomeno offeso il Profeta. Fonti locali di Fides notano che, come in molti altri casi, le accuse di blasfemia sono strumentali e colpiscono non solo le minoranze, ma anche cittadini musulmani, contribuendo a minare l’armonia sociale e religiosa.
“L’abuso della legge continua a provocare discordie e ad alimentare settarismo nella società pakistana”, rimarca all’Agenzia Fides il prof. Mobeen Shahid, pakistano, profondo conoscitore delle questioni relative alla blasfemia. Il prof. Mobeen Shahid, docente di “Pensiero e religione islamica” nella Pontificia Università Lateranense, è autore di una ricerca, di imminente pubblicazione, dal titolo “La legge della blasfemia e il caso della Repubblica Islamica del Pakistan”, curata insieme con N. Daniel, per l’Istituto di Studi Politici S. Pio V, che verrà presentata al Parlamento Europeo e all’ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra.
Secondo il prof. Mobeen, “la cancellazione delle leggi della blasfemia in Pakistan è possibile se si rispettano la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dell’Onu e la Dichiarazione del Cairo dei Diritti umani dell’islam”. Per questo “serve il consenso popolare e una discussione nel Parlamento Nazionale”. Il consenso popolare è possibile solo se si dà vita a un sistema educativo, dai primi gradi fino alle università, “che rifletta e recepisca entrambe le Dichiarazioni per i diritti dell’uomo”: questo approccio renderebbe possibile un cambiamento radicale della società che, alla lunga, potrebbe avere come effetto l’abolizione delle leggi sulla blasfemia”. (PA) (Agenzia Fides 28/11/2012)

Libri sulle Minoranze religiose in Pakistan: (a cura di) Shahid Mobeen

8 dicembre 2012 1 commento

Ricerche Scientifiche sul Pakistan per
Istituto di Studi Politici S. Pio V

Le tre ricerche, per Istituto di Studi Politici S. Pio V, sono state dirette e curate dal Prof. Shahid Mobeen, professore incarico del Pensiero e Religione Islamica nella Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Lateranense.

Lineamenti di Antropologia Filosofica, Fenomenologia della religione ed esperienza mistica islamica ( a cura di) S. Mobeen, Editrice Apes, Roma, 2012
Autori: A. Ales Bello, S. Mobeen

Breve estratto per una presentazione: Estratto dalla Postfazione di Paul Bhatti, Consigliere Speciale del Primo Ministro del Pakistan per l’Armonia Nazionale

“La ricerca tracciata dagli autori di questo volume vi conduce in un viaggio alla scoperta della genesi del Sufismo, con il supporto di analisi dei testi e l’unicità della ricerca. Gli autori esaminano la natura umana nella sua componente spirituale in riferimento al rapporto tra l’uomo e Dio e identificano in Pakistan la spiritualità sufi di tolleranza, fratellanza e uguaglianza, così da contribuire alla pace tra le civiltà e le culture. E’ il mio privilegio raccomandare questo libro agli studio, teologi e ai docenti di tutte le tradizioni religiose, in particolare nel contesto del Pakistano riconoscendo il momento critico che stiamo vivendo e chiamando una sfida per ulteriori contributi a questo dibattito, nella costruzione di un mondo di pace che Dio ha creato”.

Religione e Libertà in Pakistan dal 1970 al 1990 (a cura di) S. Mobeen, Editrice Apes, Roma, 2012
Autori: G. Mura, L. Scillitani, P. Ferrara, P. Larry, S. Ruggeri, F. Francesconi, S. Mobeen

Breve estratto per una presentazione:

L’importanza acquisita dal Pakistan nella seconda metà del XX secolo, non limitatamente
allo spazio geoculturale del mondo islamico, ma su scala globale, è
ancora tutta da valutare ed eventualmente, almeno per alcuni aspetti, da valorizzare.
In particolare, il ventennio che va dal 1970 al 1990, estremamente denso di
avvenimenti, è decisivo per tutta una serie di trasformazioni che hanno investito
il diritto e la politica all’interno come all’esterno dei confini di uno dei maggiori
Stati musulmani, l’unico a essere dotato, ufficialmente sin dal 1998, di un deterrente
nucleare. L’incidenza della Rinascita islamica quale potente fattore di
riconfigurazione del diritto e della politica pakistani è un dato incontrovertibile
e insuperabile, per una considerazione complessiva degli sviluppi storici che,
dagli anni Settanta e Ottanta, hanno portato il Pakistan a essere – come segnalato
da più parti, non senza enfasi – il Paese “più pericoloso del mondo”: in ogni
caso, una Potenza con la quale non si può non fare i conti, nella prospettiva di un
ampio confronto a livello sia internazionale sia interculturale.

La legge della blasfemia e il caso della Repubblica Islamica del Pakistan ( a cura di) S. Mobeen, (in pubblicazione)
Autori: S. Mobeen, N. Daniel

Breve estratto per una presentazione:
La cancellazione delle leggi della blasfemia in Pakistan è possibile se si rispetta la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo dell’ONU e la Dichiarazione del Cairo dei Diritti Umani dell’Islam ma per questo serve il consenso popolare proposto per la discussione nel Parlamento Nazionale. Il consenso popolare è possibile solo con un’educazione che rifletta entrambe le Dichiarazioni per i Diritti dell’uomo che anche se è un processo lungo ma rende possibile un cambiamento radicale della società. L’educazione coerente renderebbe possibile la cancellazione delle leggi sulla blasfemia ma nello stesso momento cancellerebbe anche il loro abuso.

Violence against minorities: ‘Religious harmony must be taught in schools’

LAHORE: Pakistanis need to stop targeting their countrymen belonging to religious minorities whenever there is a perceived crime against Islam or Muslims elsewhere in the world, said speakers at a seminar at the Human Rights Commission of Pakistan on Wednesday.

Members of minority faiths feel increasingly insecure in Pakistan, particularly when someone makes blasphemous caricatures or movies in the West, said the speakers. Reacting to insults to Islam by resorting to lawlessness and destroying the properties of Pakistanis, both Muslim and non-Muslim, made no sense, they said.
The seminar, titled Interfaith and Intra-faith Harmony, was organised by the Working Women’s Development Foundation (WWDF) with the support of the Christian Study Centre.
“We need to … stop making the lives of minorities miserable. The basic agent of change in this regard could be schools, where the curriculum should stop teaching hate against different religions,” said human rights activist Tariq Awan.
He suggested that the school curriculum include more about non-Muslims who had played a positive role in the creation of Pakistan, such as SP Singha, the speaker of the Punjab Assembly in 1947. Singha supported the Quaid-i-Azam and cast the deciding vote in the assembly on the question of whether Punjab should become part of Pakistan, he said.
“Punjab was given to Pakistan … and this couldn’t have happed without Mr Singha’s support,” said Tanveer Haider, another human rights activist speaking at the seminar.
Bishop Samuel Lal said religious leaders of all faiths had a duty to promote interfaith harmony. He said all religions preached love for humanity and this common ground should be highlighted by religious scholars.
WWDF President Shumaila Firdous spoke about her organisation’s work for women domestic workers. She said such workers weren’t even considered as working women in Pakistan, but they made up a large chunk of the informal economy.
She said that these women could play a vita role in promoting interfaith harmony. “Quite often, domestic women workers working at one place together develop differences of opinion on religion. Often Christian women don’t like to eat with Muslims and vice-versa. If they are told that all religions preach love for humanity, they can take the message home and spread it broadly. That’s what we are trying to do by the platform of our organisation,” she said.
Also on Tuesday, the Mumkin Alliance, a grouping of civil society organisations, organised a panel discussion and theatre performance at the Forman Christian College as part of an international campaign to highlight violence against women. The participants included 230 students.
Speaking on the occasion, Neelam Hussain from Simorgh said that the women’s rights movement in Pakistan began during the dictatorship of Gen Ziaul Haq from the platform of the Women’s Action Forum. She said violence in the name of religion still affected a lot of women.
Suneha Theater presented a play to highlight various types of discrimination and violence against women in Pakistani society and the importance of resistance against violence at all levels.
16 Days of Activism against Gender Violence is an international campaign starting on November 25, the International Day Against Violence against Women, and ending on December 10, International Human Rights Day.
(Published in The Express Tribune, December 6th, 2012.)

http://tribune.com.pk/story/475682/violence-against-minorities-religious-harmony-must-be-taught-in-schools/

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