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Archive for agosto 2012

Salviamo Rimsha Masih: Campagna per la liberazione di Rimsha Masih

30 agosto 2012 1 commento

Rimsha Masih, una bambina minorenne di 13 anni con una disabilità mentale, accusata di blasfemia è in prigione dal 16 Agosto nel Adiala Jail in Islamabad. Associazione dei Pakistani Cristiani in italia ha lanciato una campagna internazionale per salvare la bambina con un appello al Presidente della Repubblica Islamica del Pakistan.
Cogliamo occasione anche per dichiarare sulla richiesta dell’Avvocato Tahir Naveed Ch., parlamentare dell’APMA nel Punjab, che sull’internet si trovano varie campagne con la richiesta di soldi a nome del padre di Rimsha. E’ TUTTO FALSO! in quanto i genitori, un fratello e sorella di Rimsha sono insieme con il Ministro Paul Bhatti che sta assistendo la famiglia a livello economico, morale, spirituale, legale ed umano. I sacerdoti della diocesi dell’Islamabad-Rawalpindi hanno visitato la famiglia più volte ed anche il vescovo della diocesi S. E. Rufin Anthony ha incontrato la famiglia assicurando la propria preghiera e sostegno.
Le adesioni per la liberazione di Rimsha Masih sono aperte. Si può aderire inviando una e-mail a: salviamorimshamasih@gmail.com

Rimsha Masih: Sentenza rimandata perchè la controparte ha sfidato i risultati medici

Nell’udienza di prima corte di Islamabad quando il giudice ha aperto il caso di Rimsha che era accompagnata dal suo avvocato Tahir Naveed Ch., parlamentare dell’APMA nel parlmento regionale del Punjab, la commissione giuridca della corte aveva accettato i risultati della commissione medica della polizia. Ma a questo punto l’avvocato della contro parte ha sfidato l’indagine medica e il risultato della commissione medica dubitando l’età dichiarata tra i 13-14 anni e la disabilità mentale. A questo punto il giudice ha rimandato l’udienza di due giorni e il caso sarà aggiornato il Sabato prossimo. Questo continuo rimando della senza dove ancora tiene viva la bambina ma nello stesso momento sta creando spazio per le reazioni dei fondamentalisti. I tribunali pakistani hanno paura di fare delle sentenze a favore degli accusati di blasfemia, dove sempre le accuse sono false, perchè giudice stesso rischierebbe non solo la vita ma anche sarebbe bloccato nella propria carriera professionale dalle lobby islamiste. Questo argomento fu preso in considerazione anche durante ultima visita dell’Alto Rappresentante della Comissione per i Diritti Umani dell’ONU.
La minorenne Rimsha Masih è tenuta in prigione di Adiala Jail dal 16 Agosto scorso in uno spazio per i minori. Essendo una bambina con una disabilità mentali non è autosufficiente e comincia avere delle crisi per mancata presenza del proprio nucleo familiare, i suoi spazi e le sue abitudini. La condizione è pietosa!
Maulana Ashrafi, un’importante studioso islamico e leader di un movimento, ha dichiarato che nel caso che le accuse fossero considerate false dal tribunale coloro che hanno accusato Rimsha Masih devono essere puniti dalla legge. Teniamo presente che nella settimana scorsa 150 manifestanti contro Rimsha sono stati denunciati per istigazione di odio sulle basi religiose. Ora la domanda è se la folla che era partita per attacare Rimsha avesse trovata si sarebbe fermata solo a rimproverarla e a dimostrare il proprio dissenso sull’accaduto o avrebbe, come Gojra, non solo bruciata viva lei e la famiglia ma anche le case dei vicini?
Ora sicuramente l’avvocato della contro parte, dove il primo è l’imam della moschea del quartiere, hanno paura che una volta dichiarata innocente, Rimsha sicuramente sarà salva ma loro dovranno affrontare la prigione prevista dal codice penale pakistano per le false accuse.

Alcuni giornali continuano a dichiarare che alcune famiglie di quei cristiani che sono fuggite dal 16 di Agosto hanno cominciato a ritornare a casa MA NON E’ VERO. Alcuni invece di ritornare a casa hanno provato a farsi una tendopoli vicino ad Islamabad ma è intervenuta la polizia e gli ha bloccato uso di alcun spazio. Infatti loro per ora sono senza casa e senza lavoro. Non vogliono tornare a casa anche se le autorità e i vicini di casa assicurano che non succederà niente e possono rientrare a casa. Invece questi cristiani hanno paura e rimangono lontani dal quartiere tenendo le possibilità di eventuale fuga.
“Salviamo Rimsha Masih” la campagna internazionale per la liberazione di Rimsha continua a crescre e tra le ultime notevoli adesioni è Associazione Parlamentare Amici del Pakistan e la Diocesi di Gorota con il proprio vescovo. Si può inviare la propria adesione alla e-mail: salviamorimshamasih@gmail.com

Rimsha Masih: Prima Udienza della Sessione Court di Islamabad con giudice Javad Abbas

Rimsha Masih è stata ricevuta nella mattinata odierna dal giudice Javad Abbas della Session Court di Islamabad per la liberazione su cauzione. L’avvocato Tahir Naveed Ch., parlamentare dell’APMA nel parlamento regionale del Punjab, ha presentato il risultato della Commissione della Polizia locale che ha dichiarato formalmente che Rimsha soffre dal Sindrome di Down e non è capace di intendere e volere. Su questa dichiarazione il giudice Javad Abbas ha chiesto all’avvocato Tahir Naveed che istituire la commissione giuridica per esaminare la disabilità fisica di Rimsha era il compito della corte e non della polizia. Per questo è stato chiesto all’avvocato di Rimsha di fare una richiesta formale alla Corte per istituire una commissione giuridica per esaminare le condizioni fisiche e mentali di Rimsha. Il giudice ha rimandato l’udienza per il 30 Agosto 2012.
Intanto la communità internazionale si è movimentata per la liberazione di Rimsha e la campagna “SALVIAMO RIMSHA MASIH” sta avendo una buona risonanza internazionale con adesioni dall’Italia e da altri paesi dal mondo.
Vogliamo, come Associazione dei Pakistani Cristiani in Italia, dichiarare che la foto con il nome di Rimsha che si trova online non è la vera foto in quanto è uno scatto di una bambina pakistana del Kashmir ed è del 2005 quando ci fu un terribile terremoto. La foto fa parte di una serie per una campagna per l’educazione dei bambini vittime del terremoto in quella zona.

Mobeen Shahid: Il business edilizio dietro la denuncia di blasfemia contro Rimsha Masih

Il business edilizio dietro la denuncia Immagine pagina

«Non è uno scontro religioso. Non c’è nessun conflitto tra cristiani e musulmani. Un manipolo di fondamentalisti islamici vuole prendere il controllo del Pakistan. E per riuscirci fomenta l’odio contro le minoranze. Sfruttando l’ignoranza e la miseria diffuse». Ne è convinto Mobeen Shahid, docente di filosofia islamica alla Pontificia Università Lateranense e esperto di storia pachistana. Conosce bene le sofferenze della comunità cristiana: da anni si batte per la libertà religiosa insieme all’Associazione dei pachistani cristiani in Italia. Per questo sa che dietro la rabbia estremista si nascondono ragioni economiche e politiche che niente hanno a che vedere con la religione.
Quali motivazioni possono spingere un vicino ad accusare una ragazzina disabile di blasfemia e a chiederne la morte?
L’episodio di Rimsha è avvenuto a Umara Jaffar, uno dei sobborghi di Islamabad. Qui vivono, ammassati in costruzioni abusive, centinaia di cristiani, in maggioranza poveri. Grazie a una battaglia legale del defunto Shahbaz Bhatti, il governo ha deciso di concedere i titoli di proprietà agli abitanti. Le prime consegne stanno cominciando ora. I terreni su cui costruite le baracche, però, valgono l’equivalente di milioni di euro. E fanno gola a tanti imprenditori, desiderosi di espandersi. Per farlo, però, devono cacciare i cristiani. Le accuse contro Rimsha capitano a proposito. A questo poi si aggiungono vecchie ragioni storiche che riguardano i più poveri della comunità islamica.
A che cosa si riferisce?
La gran maggioranza di islamici poveri è formata da ex intoccabili – secondo la divisione in caste dell’induismo –, convertiti nei secoli precedenti alla religione musulmana. Un’origine che costituisce ancora un fattore di discriminazione. Per accreditarsi, dunque, questi cercano di essere più ortodossi della maggioranza, spesso basandosi su interpretazioni errate del Corano. Da qui le false accuse di blasfemia.
Questa legge continua ad essere lo strumento di persecuzione delle minoranze. Chi ha cercato di modificarla, come Shahbaz Bhatti, ha pagato con la vita…
È una normativa risalente alla fondazione del Pakistan ma è stata indurita negli anni Ottanta e Novanta, quando è stata eliminata l’opzione tra ergastolo e pena di morte. Ora è prevista solo quest’ultima per chi offende Maometto. La legge sulla blasfemia è presente anche in altri Paesi musulmani ma non in forma così rigida come in Pakistan. Qui, data l’eterogeneità di quest’ultimo, c’era il rischio che nascessero eresie all’interno dell’islam. Dati i frequenti abusi della legge, l’11 agosto, il presidente Zerdari ha convocato una commissione di esperti di tutte le religioni per proporre delle modifiche. Speriamo che questa volta si arrivi una revisione delle parti più controverse.

Lucia Capuzzi: Avvenire 21 Agosto 2012

Rimsha Masih: esaminata dalla Commissione Medica nel Adiala Jail

Rimsha Masih, bambina cristiana di Islamabad ed accusata di blasfemia per l’articolo 295B del Codice Penale Pakistano, è stata esaminata dalla Commissione Medica oggi nella mattinata. La Commissione, sul mandato del governo federale, era composta da due medici e un giudice per la verbalizazzione. Secondo le fonti, che hanno chiesto anonimato, la bambina minorenne di 13 anni presto potrà essere dichiarata innocente in quanto non è capace di intendere e volere perchè soffre da una malattia mentale (probabilmente dal sindrome di Down). Rimsha potrà essere liberata domani, libera dalle accuse false di blasfemia contro il Corano.
Avvocato Tahir Naveed Ch., parlamentare dell’APMA nel parlamento regionale del Punjab, oggi pomeriggio interverrà nella sessione pomeridiana sul caso Rimsha Masih. L’avvocato Tahir che è anche legale di Shahbaz Bhatti per indagine sulla sua morte desidera domandare formalmente, tramite il parlamente, sull’atteggiamento dell’ IG della polizia che non lo permisse di incontrare con Rimsha il 23 di Agosto. Intanto dopo intervento del governo federale Tahir ha potuto incontrare la minorenne il 25 di Agosto.
Associazione dei Pakistani Cristiani in Italia, con sostegno dall’estero all’APMA, sta seguendo la situazione di Rimsha da vicino. Ha lanciato un’appello con richiesta di adesione per la liberazione di Rimsha. Si può inviare la propria adesione via e-mail all’indirizzo: salviamorimshamasih@gmail.com

Cristiani del Kashmir Pakistano (Azad Kashmir): Senza Diritto di Cittadinanza e di voto

I Cristiani del Kashmir Pakistani sono discriminati peggio rispetto al resto del paese. Azad Kashmir, una parte del territorio del Kashmir che è sotto la giurisdizione pakistana dall’Ottobre 1948, fa propaganda per uno stato autonomo dei cittadini del Kashmir sia quello sotto la giurisdizione Indiana che quella pakistana.
Le minoranze religiose non hanno diritto di cittadinanza nel Kashmir Pakistano (Azad Kashmir) perchè si vuole far risultare Kashmir 100% musulmano. Quando il vescovo della Diocesi di Islamabad-Rawalpindi ha chiesto al governo pakistano di poter costruire una scuola cattolica il permesso fu rifiutato dicendo che le strutture “non-islamiche” non posso essere costruite. Azad Kashmir come territorio ecclesiastico è sotto la giurisdizione della Diocesi di Islamabad-Rawalpindi. Ci sono alcune scuole e conventi che continuano operare ma sono sempre visti come una presenza straniera anche se ormai ci sono solo suore di origine local.
I cittadini del Kashmir, solo musulmani, possono votare per il proprio candidato presente nel governo dello “Stato del Azad Kashmir” e anche durante le elezioni generali pakistane per il governo dell’Islamabad mentre i cittadini pakistani, non musulmani, non essendo cittadini del Azad Kashmir non dispongono del diritto di voto per il governo dell’Azad Kashmir.
Uno studio “With Friends Like These…” Human Rights Violations in Azad Kashmir condotto da Ali Dayan Hasan della Human Rights Watch racconta i crimini dei servizi segreti pakistani delle forze armate pakistane. Lo studio è disponibile sull’sito dell’Istituto sul seguente indirizzo:
http://www.hrw.org/sites/default/files/reports/pakistan0906webwcover_0.pdf

Talebani Pakistani immigrano in Afghanistan camufati nella folla dal Waziristan

Si apprende dalle fonti locali che in una “jirga” (incontro delle capi della tribù per le decisioni importanti) i capi del Nord Waziristan hanno deciso che nel caso che ci fosse un bombardamento della zona da parte del governo pakistano tutto il popolo immigrerà in Afghanistan. Ad annunciare la decisione è stato Maulvi Sadar Abdul Rehman. Finora nella regione c’era relativa pace visto che spesso c’erano gli attacchi telecommandati della NATO. Ma dopo ultime minacce dei Talebani Pakistani al Governo Pakistano si aspetta una forte risposta da parte delle forze armate pakistane contro i dissidenti. Infatti già nei giorni scorsi le forze armate pakistane sono intervenute due volte uccidendo alcune decine dei militanti dei Talebani Pakistan. Proprio due giorni fa un centinaio di talebani pakistani hanno attaccato una caserma pakistana di notte e in cambio hanno perso brutalmente con la morte di 20 militanti.
Gli abitanti del Nord Waziristan hanno già cominciato a lasciare la zona in quanto temono le gravi conseguenze contro il netowrk di Haqqani. Amministrazione politica dell’Agenzia del Nord Waziristan dice che “non c’è alcun’operazione militare in zona e le forze armate pakistane sono presenti vicino la frontiera solo per la sicurezza dei cittadini. Gli abitanti delle zona hanno cominciato a lasciare le case di libera volontà”.
Da certe voci risulta che alcuni talebani pakistani che erano presenti nel Nord Waziristan hanno cominciato ad immigrare verso Afghanistan in cerca di altri alleati.

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