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Archive for novembre 2012

Ebrei Pakistani visitano la città natale “Karachi”

Alcuni Ebrei nati in Pakistan, nel primo Capitale della Repubblica Islamica “Karachi”, hanno visitato 20 Novembre, Martedì, come studenti della Indus Valley School of Art and Architecture.
Il centro residenziale, dove abitavano gli Ebrei del oggi si chiama Merewether Tower su II Chundrigar Road che oggi è circondato dai palazzi alti ed è anche il cuore finanziario della Metropoli pakistana. Al centro della torre c’è la “Stella di Davide” fatta in pietra. Qualcuno ha scritto “Yahoodi (Ebrei) in Urdu sopra la Torre per rimcarcare la religione degli abitanti della zona affinche successivamente potesse essere demolito.
Durante il governo Inglese in questa parte dell’allora India c’era una communità piccola ma molto attiva degli ebrei e la loro presenza affermava la multi-etnicità di questa città. Abraham Reuben, un membro della communità ebraica, è stato anche membro del Consiglio Municipale di Karachi. Molti Ebrei hanno lasciato Pakistan dopo le guerre arabo-israeliane che hanno incrementato sentimenti anti ebrei nei pakistan. Alcuni però sono morti di malattia o di vecchiaia e non hanno lasciato la città. Secondo le fonti ci sono ancora alcuni ebrei nella Città di Karachi che vivono la vita in anonimato.
In Mewa Shah, Karachi, c’è un cimitero ebraico. Il Cimitero sta scomparendo in quanto non c’è nessuno per riparare e i fondi per la riparazione stanno finendo. Alcuni cittadini nelle vicinanze hanno ricostruito le mura del cimitero. Ci sono quasi 5000 sepolcri. Secondo le fonti alcune volte una donna ebrea di nome Rachel visitava il cimitero che ora risulta è immigrata in Inghilterra.
Nella zona di Saddar c’era anche una Sinagoga di nome Magain Shalome synagogue.

La soluzione del caso Rimsha è un contributo alla pace e all’armonia e un Tributo a Shahbaz e Paul Bhatti ed alla Giustizia in Pakistan!

“L’esito del caso di Rimsha Masih, la ragazza cristiana assolta da false accuse di blasfemia, sarà un contributo per la pace, la giustizia e l’armonia interreligiosa in Pakistan”, dice all’Agenzia Fides P. Yousaf Emmanuel, Direttore della Commissione “Giustizia e Pace” della Conferenza Episcopale del Pakistan. La Commissione monitora tutti i casi di blasfemia nel paese e fornisce a Fides i dati aggiornati: nel 2011 sono state incriminate 161 persone e 9 uccise in esecuzioni extragiudiziali, vittime della legge sulla blasfemia, composta dagli articoli 295b e 295c (vilipendio al Corano o al Profeta Maometto) del Codice Penale del Pakistan. Inoltre lo “Human Rights Monitor 2011”, il rapporto annuale curato dalla Commissione, rende noto che fra il 1986 (anno in cui è entrata in vigore la legge) e il 2010, sono 1.081 gli incriminati per blasfemia: fra loro 138 cristiani, 468 musulmani, 454 ahmadi, 21 indù.
Il Direttore della Commissione, parlando a nome dell’Episcopato pachistano, rimarca a Fides: “Oggi è un bel giorno non solo per i cristiani, ma per tutto il paese. La difesa di Rimsha aveva argomentazioni solide e il giudice ha deciso a suo favore. Siamo felici come cattolici, ma sono felici moltissimi musulmani che hanno condiviso con noi questa battaglia di giustizia”. Il caso Rimsha, infatti, nota p. Emmanuel, “ha di fatto rafforzato il dialogo interreligioso in Pakistan: in tutte le sedi, in ogni incontro, in ogni dibattito, cristiani e musulmani si sono ritrovati dalla stessa parte, in sintonia a difendere gli stessi valori di civiltà, verità, legalità e giustizia. Hanno condannato insieme gli abusi della legge sulla blasfemia che, va ribadito, oggi colpiscono per la maggioranza cittadini musulmani. Questo caso ha aumentato l’armonia interreligiosa e servirà di esempio sul giusto approccio da seguire per risolvere tutti gli altri problemi che la nazione affronta”. Il Direttore indica la “lezione” della vicenda di Rimsha: “Il caso Rimsha ci insegna che, come cristiani e musulmani, siamo chiamati a lavorare insieme, nel rispetto e nella cordialità, per contrastare i fondamentalisti e gli estremisti che intendo rompere l’armonia e innescare conflitti nella società. Da parte nostra, crediamo che questo sia l’approccio del Vangelo: porsi di fronte al fratello con atteggiamento di benevolenza e amore”. (PA) (Agenzia Fides 20/11/2012)

L’innamorato di una ragazza 25enne musulmana arrestato in Faisalabad

Faisalabad (AsiaNews) – Sharif Masih, un povero operaio cristiano di Faisalabad, chiede giustizia per l’arresto arbitrario di alcuni componenti della sua famiglia, implicati secondo gli inquirenti in presunti casi di sequestro di persona, ma di fatto innocenti. Ad assistere l’uomo gli attivisti della Commissione nazionale di Giustizia e pace della Chiesa cattolica pakistana (Ncjp), che forniscono tutela legale e sono impegnati a far emergere la verità nelle aule di tribunale. L’obiettivo è restituire piena libertà a tre giovani cristiani, da mesi rinchiusi in un carcere per un reato che non hanno commesso. Più critica, al contrario, la posizione di un altro giovane cristiano – anch’egli componente della famiglia – protagonista a fine dicembre 2011 di una “fuga d’amore” con una ragazza musulmana, il vero responsabile del presunto caso di rapimento.

La vicenda inizia il 27 dicembre 2011, quando il 28enne cristiano Babar Masih, originario di Gojra (nel Punjab) e sposato, scappa con una 25enne musulmana di nome Nabeela, in quella che sembra essere una comune “fuga d’amore” frutto di un rapporto extraconiugale. Dopo due giorni a casa della cognata, i due si sono rifugiati a Sheikhupura, vicino Lahore, dove l’uomo lavora come operaio. In città, dove risiedono per un circa un mese, dicono ai vicini di essere una coppia sposata. Nella prima settimana di febbraio 2012 il padre di Nabeela, Abdul Shakoor, scopre dove si trova la figlia e – informato da alcune persone – viene a sapere che il giovane cristiano avrebbe intenzione di venderla a sconosciuti. Il genitore interviene, preleva la ragazza e la riporta a casa con sé.

Dietro denuncia del padre, la polizia di Gojra apre un’inchiesta a carico di Babar, il fratello Amir Masih, i suoi due cognati Patras Masih e Dilber Masih. Contro di lui vi è anche la testimonianza della ragazza, che afferma di essere stata sequestrata e nascosta in un luogo sconosciuto. Intanto alcune persone – tale Muhammad Aslam e altri musulmani del villaggio – hanno avanzato altre accuse contro la famiglia cristiana, denunciando i componenti per altri rapimenti di giovani avvenuti in passato. Tra questi la figlia di Muhammad Aslam, di cui non si hanno più notizie da due anni.

Gli investigatori hanno così indagato e posto agli arresti tre figlie e i tre generi del 55enne Sharif Masih: Babar, Patras, Dilber e Amir Masih, assieme alle loro mogli Najia Bibi, Bushra Bibi e Nusrat Bibim quest’ultima incinta al momento del fermo. A fine agosto il capofamiglia si è rivolto agli attivisti di Ncjp, che dopo una lunga vertenza legale hanno ottenuto il rilascio delle donne su disposizione dell’Alta corte di Lahore, mentre restano in prigione i maschi della famiglia.

Interpellato da AsiaNews Sharif Masih spiega che “Babar Masih è coinvolto nel caso, ma tutte le altre persone sono state arrestate con false accuse”. L’uomo aggiunge che il presunto colpevole “deve essere processato secondo la legge”, ma “tutti gli altri vanno liberati perché innocenti”. Fra le ragioni della controversia, egli sottolinea che vi sono un gruppo di musulmani che “vogliono impossessarsi della mia casa”. “Sono davvero grato agli attivisti di Ncjp – conclude – per la loro assistenza legale”. Una punizione per il giovane cristiano presunto sequestratore, nel caso in cui le responsabilità siano appurate, viene richiesta anche da p. Bonnie Mendes, sacerdote a Faisalabad, secondo cui “i tre parenti” di Babar Masih “non sembrano essere coinvolti” e per questo andrebbero liberati. “Sono felice che vi siano gruppi come Ncjp – afferma – che combattono a fianco delle vittime di ingiustizie”.

Malala Day: Incoronazione del Coraggio o interrogazione alla Nazione

Malala è una bambina musulmana di Swat in Pakistan che è stata vittima del terrorismo religioso in quanto Tehreek-e-Taleban-Pakistan ha sparato a Malala quando ritornava dalla scuola. Dove tutta la nazione ha dimostrato vicinanza alla bambina 14enne e alla sua famiglia nello stesso momento la communità internazionale ha colto l’occasione per incoraggiare Pakistan a difendere l’educazione femminile e i minori.
In questa deriva del terrorismo contro l’educazione delle donne con una vittima musulmana 14enne ci ricorda il caso di un’altra bambine 14enne ma questa volta una cristiana, Rimsha Masih.
Non è il caso che gli stessi gruppi sia nei partiti islamici presenti nel parlamento che altri gruppi religiosi che gestiscono le madrisse nel paese hanno non solo dichiarato che Malala non è stata colpita veramente è tutta messa in scena da parte del governo e il caso di Rimsha ha raggiunto il culmine quando fu scoperto che proprio l’imam Jadoon, imam della moschea del quartiere, ha manomesso le prove contro Rimsha per accusarla di blasfemia perchè voleva cacciare via i cristiani del quartiere ed aiutare speculatori terrieri.
Le minoranze religiose domandano come mai Malala ha il diritto di uscire dal Pakistan per curarsi ma Rimsha non ha il diritto di uscire dal paese per salvarsi la vita?
Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 10 Novembre come Malala Day per incoronare il coraggio della bambina e per invitare le nazioni mondiali per promuovere l’educazione minorile in particolare delle bambine.

Preside e insegnante, di religione islamica, arrestati per blasfemia in Lahore


(Photo Shafiq Malik/Express)
E’ stata registrata una denuncia per blasfemia contro il Preside Asim Farooqi e un’insegnante Irfa Ahmed della Farooqi Girls High School da parte del vice preside Abdullah Saqib della Jamia Kareemia Sadidia, una scuola religiosa, nella zona.
Capo della polizia della Divisione della Città Multan Khan ha dichiarato che l’insegnante e il proprietario sono stati presi in custodia.
Le accuse di blasfemia iniziano con alcuni commenti da parte di Iftikhar nella classe di prima media mentre scriveva sul quaderno di uno studente per tradurre, dall’Inglese in Urdu, alcuni versetti che riguardavano il Corano e il Profeta. Le fotocopie di queste pagine sono state distribuite tra i manifestanti che si erano riuniti ieri per attaccare il preside e la scuola.
La Farooqi Girls High schools, è stata istituita nel 1978 con altre due sedi per l’educazione femminile. Ha eccelenti risultati in quanto alcuni suoi studenti hanno ottenuto ottime posizioni a livello liceale nella regione.
Secondo alcuni testimoni le accuse di blasfemia partono dalla gelosia verso il proprietario della scuola. Quando alcuni manifestanti furono intervistati per sapere la ragione dell’attacco tanti non avevano alcuna idea della blasfemia ma volevano distruggere la scuola solo perchè il preside non dava riduzione nelle tasse scolastiche.

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