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Archive for luglio 2011

Sen. Nick Sibbesten e On. Renato Farina per Farah Hatim




Senatore Nick Sibbesten (Senato Canadese) e On. Renato Farina hanno presentato le risoluzioni per la liberazione di Farah Hatim che alcuni giorni fa ha, “costretta dalle circostanze”, deciso di rimanere con il marito rapitore. Questi due interventi delle due nazioni hanno promosso un’azione internazionale per sensibilizzare la communità internazionale sulla condizione delle ragazze non musulmane, rapite, violentate e convertite con forza all’Islam. Ogni anno ci sono 700 casi registrati delle ragazze cristiane convertite con forza all’Islam. Si spera che le due nazioni potranno parlare nelle sedi opportune per chiedere al Pakistan di rispettare i trattati internazionali sulla libertà religiosa e la libertà d’espressione.
Il ministro degli esteri John Baird ha assicurato al Sen. Nick Sibbesten che si impegnerà per monitorare la situazione dei diritti umani in Pakistan. Il Ministro Baird ha anche ricordato nella sua lettera, del 27 Luglio 2011, al senatore Sibbesten che nel Maggio 2008 il governo Canadese ha chiesto ufficialmente il governo Pakistano di revisionare le proprie leggi della blasefemia, difamazione religiosa e le procedure relative d’applicazione. Pakistan deve, dice il Ministro, rispettare “United Nations International Convention on Civil and Political Rights”. 3 Giugno 2011 il governo Canadese ha istituito una commissione per la difesa delle libertà religiose e per i diritti di tutte le minoranze del mondo.

Un nuovo partito dei cristiani in Pakistan “non serve”


(Foto: Presidente Salamt Akhtar)
Un nuovo partito dei pakistani cristiani? Secondo alcuni analisti della politica pakistana non serve un nuovo partito dei pakistani cristiani ma serve unità tra il popolo. Così lo descrive l’arcivescovo emerito di Lahore Lawrence Saldana, in una intervista alla Radio Vaticana:
29/07/2011 14.31.35
Pakistan: mons. Saldanha invoca l’unità tra i partiti di ispirazione cristiana
Mons. Lawrence John Saldanha, arcivescovo emerito di Lahore, è abbastanza scettico riguardo la nascita del partito cristiano All Pakistan Christian League (Apcl). Il prelato aggiunge che “negli ultimi 60 anni sono sorti molti partiti politici a opera di leader cristiani volenterosi”, ma “la maggior parte di questi” ha avuto vita breve e non è servita a perorare la causa e difendere i diritti della minoranza religiosa. La All Pakistan Christian League (Apcl) è un movimento politico di ispirazione cristiana che intende promuovere un Paese “forte e democratico”, difendere i diritti dei cristiani e garantire una loro rappresentatività a livello federale e nelle varie province. Sottolineando che si tratta del primo partito “totalmente cristiano” dal 1972, il presidente Salamat Akhtar – assieme al cofondatore Nawaz Salamat – evoca la visione di un Pakistan liberale sancita da Ali Jinnah e invita all’unità fra i cristiani, alla difesa delle donne e all’istruzione per i giovani. L’arcivescovo emerito di Lahore ed ex-presidente della Conferenza episcopale pakistana ricorda come “negli ultimi 60 anni” siano sorti diversi movimenti politici cristiani, ma hanno avuto vita breve perché “il partito è ristretto ai membri di una famiglia o gruppo, ma non rappresenta l’intera comunità”. Interpellato dall’agenzia AsiaNews, mons. Saldanha accusa i cristiani di essere “tristemente noti per la loro mancanza di unità” e aggiunge: “preferiscono promuovere un proprio partito, piuttosto che unirsi a una realtà già esistente”. La politica è legata al denaro e agli affari e molti partiti del passato, spiega il prelato, sono esistiti “solo sulla carta, senza riscontri fra le masse”, per iniziativa di “uomini facoltosi, che hanno il potere economico per promuovere le proprie attività” e interessi. Egli ricorda che l’introduzione nel 2002 da parte dell’ex presidente Musharraf del “sistema elettorale congiunto” – che permette ai non islamici di votare anche i candidati islamici delle rispettive circoscrizioni – ha lasciato “poco spazio” ai partiti cristiani per proporre “propri candidati” e per questo “hanno cessato quasi del tutto di esistere”. Mons. Saldanha si dice “sorpreso” dalla nascita di Apcl e conosce bene il suo leader, il professor Salamat Akhtar, che “è abbastanza anziano e non avrà l’energia e la forza sufficienti per guidare un partito”. Il problema, secondo il prelato, ruota attorno alla “mancanza di fiducia nel sistema democratico” e alla “scarsa speranza di un cambiamento nel futuro” per una situazione che al momento “è disperata” per la minoranza religiosa. “Temo – conclude l’arcivescovo emerito – che tutto questo si risolverà in un ennesimo fallimento”. (R.P.)

Salma per amore lascia l’Islam e la propria famiglia

(la foto non è reale)
Salma (una ragazza musulmana) lascia la propria famiglia e l’Islam per poter vivere insieme con “Stephen” (per motivi di sicurezza i nomi dei ragazzi non sono reali) che ha abbandonato la propria città insieme con la famiglia perchè la società locale non li permetterebbe di vivere insieme come una copia.
Infatti in Pakistan esistono le leggi che vietono la conversione ai musulmani con carcere e una multa in denaro. Secondo alcuni capi religiosi nello Sharia non si prevede il matrimonio di una ragazza musulmana con un ragazzo cristiano invece i ragazzi musulmani possono sposarsi con le ragazze cristiane convertendole all’Islam.
Pakistan oggi nel terzo millennio affronta invasione tecnologica che permette i giovani di oggi a conoscersi in varie maniere possibili nel mondo globalizzato e vedono anche alternative per la propria vita in più ambiti delle proprie convinzioni.
Ecco l’articolo di Mauro Pianta per Vatican insider (la Stampa) che racconta alcuni dettagli sul caso di Salma e Stephen:

Lei musulmana, lui cristiano. In mezzo c’è la legge che dice no. Dopo le faide familiari, fuggono alla ricerca di una vita migliore
Nessuno tocchi Salma e Stephen. I nomi sono di fantasia, la loro storia – purtroppo – no. Nessuno li tocchi, adesso che sono nascosti. Al sicuro. La loro poteva essere una relazione come quella di milioni di ragazzi e ragazze in tutto il mondo. Poteva, ma siamo in Pakistan. Nella città di Kharian, tra Islamabad e Lahore. Laggiù una donna musulmana non può innamorarsi di un uomo cristiano. E magari sposarlo. Non può. C’è la legge che lo vieta. Si erano conosciuti al liceo, Salma e Stephen. La legge sembrava così lontana, all’inizio. Si sono innamorati. E hanno continuato a frequentarsi di nascosto anche dopo essersi iscritti all’università: lui informatica, lei lettere. Ma la legge è occhiuta, impalcabile. Così, nel maggio scorso, secondo quanto riferiscono fonti locali di Vatican Insider costrette all’anonimato, la legge ha parlato per bocca della madre di lei: «Lascia stare, lo sai come funziona. Te lo devi dimenticare…». La risposta non è stata di quelle gradite dall’ordine costituito. Qui entra in scena il fratello di Salma. «Ha cominciato a urlare – raccontano – contro la sorella. Poi è andato a litigare anche con i fratelli di Stephen ed è finita in rissa». La famiglia di Salma decide che è giusto rinchiudere la ragazza in casa. «Avrà tempo per riflettere meglio». Ma lei riesce a nascondere un cellulare. E così, accovacciata nell’incubo, può mantenere i contatti con Stephen. Parlano a lungo i due. Di notte, poche parole alla volta. Alle fine si decidono: meglio scappare che soffocare le proprie vite. Anime sull’orlo dell’inferno, si danno appuntamento nelle tenebre, dopo un giorno trascorso fra lacrime e preghiere. Al mattino il padre di Salma trabocca di furia: «Sono stati i cristiani. Adesso noi rapiremo qualsiasi ragazza cristiana nelle vicinanze». Nel quartiere i padri di famiglia cristiani sono costretti a far fuggire le proprie figlie. E anche i familiari di Stephen sono costretti alla fuga. Nessuno tocchi più Salma e Stephen. Qualcuno, invece, dovrebbe cominiciare a (ri)toccare quella maledetta legge.

Nuovo Ministero Federale per le Minoranze prima dell’11 di Agosto


In una intervista rilasciata all’Associazione dei Pakistani Cristiani in Italia il Ministro dello Stato Akram Gill ha confermato la volontà del governo federale di istituire il nuovo ministero per le minoranze, che per ora è, dice Akram Gill, un portafoglio del Ministero Federale per i diritti umani. Il nuovo ministero si chiamerà “Ministero per il dialogo interreligioso e le minoranze”. Il primo ministro Gilani, nei giorni scorsi, ha incontrato tutti i parlamentari delle minoranze per decidere il nuovo dicastero. In occasione era presente anche Paul Bhatti, Consigliere speciale del primo ministro per le minoranze con lo status di ministro federale.
Le minoranze del Pakistan e la communità internazionale lo considera un gesto importante, coerente e simbolico. l’11 Agosto in Pakistan è la giornata nazionale per le minoranze ed istituire il nuovo ministero per le minoranze potrebbe essere un segnale di speranza per tutti.
Infatti il ministro federale (martire) Shahbaz Bhatti, che ha lavorato fino al sacrificio della propria vita per la difesa e la dignitià delle minoranze del Pakistan, è stato il primo ministro federale per le minoranze e durante il proprio mandato ha dato molto spazio al dialogo interreligioso per un’incontro delle civilità e per il rispetto reciproco.
Secondo Akram Gill, ministro dello stato, il governo desidera difendere i propri cittadini in ugual maniera. La piaga del terrorismo sul territorio nazionale non ha una religione e questo è visibile anche dal fatto che le vittime del terrorismo sul territorio non sono solo le minoranze.

Diritti umani è una politica interna? (caso Farah Hatim) Renato Farina

22 luglio 2011 1 commento


On. Renato Farina ha parlato in più occasioni dei diritti umani ed in particolare qui si tratta del caso di Farah Hatim e l’intervento del deputato che viene interpretato come interferenza nei affari interni.
Si lascia i commenti al giudizio dei lettori:
ecco l’articolo dell’On. Renato Farina per settimanale Tempi:

Finalmente! Qualcuno almeno si accorge che questo povero Diavolo della Tasmania batte colpi. Pensavo di pestare candeggina nel mortaio, che tiene lontani amici e nemici. Invece ecco una specie di miracolo: il Pakistan in persona ha bussato alla mia porta. Ed in fondo anche a quella di “Tempi”. E, guarda un po’ la coincidenza, mentre stava per uscire in edicola con la copertina dedicata alle schiave cristiane bambine del Pakistan…
Dacché sono in Parlamento, specie da quando ho imparato un pizzico di mestiere (tutti i lavori si imparano) martello il mio bravo chiodo, in aula, oppure in Commissione Esteri, proponendo interpellanze, interrogazioni, incontrando e invitando personalità in audizione: il motivo dominante è la violazione della libertà religiosa, che oggi si manifesta quasi nel 90 per cento dei casi come persecuzione dei cristiani.
Ho presentato un paio di settimane fa un’interrogazione in Commissione sul caso di Farah Hatim, l’infermiera cristiana rapita nel Punjab .Il sottosegretario Stefania Craxi mi ha risposto. Puntigliosamente ho inviato a “S.E. Ambasciatore della Repubblica Islamica del Pakistan, Signora Tasnin Aslam” i testi, accompagnati da una lettera di accompagnamento. Infine è accaduto un fatto grave e simbolico. Così martedì 28 giugno, mi sono alzato dal mio banco di primo mattino. Trascrivo da Agenparlamento che ha diffuso nel mondo il resoconto stenografico del mio intervento (sia benedetto Internet): “Intervengo a proposito della libertà religiosa in Pakistan. Questo Parlamento ha avuto l’onore di accogliere il Ministro Shahbaz Bhatti poco prima che fosse assassinato in Pakistan. Ora giunge notizia che, secondo quanto dicono fonti qualificate pakistane, fonti cristiane, Shahbaz Bhatti sta per essere ucciso una seconda volta perché il Governo sta frantumando il suo Ministero per i diritti delle minoranze religiose, traslocando in provincia qualche rappresentante e così togliendo forza alle rivendicazioni delle minoranze religiose, secondo una richiesta formulata dagli islamici radicali che, in questo periodo e specialmente dopo l’esecuzione di Bin Laden, sono tornati minacciosissimi contro le minoranze religiose, cristiane e indù. Sottolineo quanto sta accadendo in Pakistan perché il nostro Parlamento ha il bel primato di essere stato in prima fila nel difendere la libertà religiosa nel mondo con la mozione unitaria del 12 gennaio”.
Ho inviato alla Signora Ambasciatrice il tutto, con gentilezza, come in passato elogiando il governo del Pakistan perché nella difficile situazione attuale fa quel che può, sentendo addosso la spada dei fondamentalisti islamici. Ma ecco che l’Ambasciatrice, silente dopo le precedenti lettere, con cortesia, però mi fulmina. Scrive a me come parlamentare e manda per conoscenza la lettera al presidente della Camera e al ministro degli Esteri Frattini. Spiega come tutto questo smembramento del ministero delle Minoranze, un posto che era stato promesso al fratello di Shabhaz Bhatti, Paul, non fosse altro che l’applicazione delle “devoluzione”. Non so voi, ma io ho colto una certa ironia. Poi ecco due colpi calibro 38 (metafora): “Non si richiedono né si considerano appropriati commenti o opinioni esterne che possono essere interpretati come interferenze nella politica interna del Pakistan”. Poi la pallottola intinta nel veleno di cobra: “Tali tentativi sono controproducenti”. Il veleno al Diavolo della Tasmania fa il solletico, anzi, meglio, gli fa crescere i capelli. Ma sono preoccupato per gli altri, per i cristiani. Sono controproducenti infatti per chi? Signora Ambasciatrice, sono a sua disposizione, sono un diavolo, ma i cristiani angeli, non se la prenda con loro…

Ecco il resoconto stenografico dell’intervento dell’On. Renato Farina:

XVI LEGISLATURA

Resoconto stenografico dell’Assemblea

Seduta n. 486 di mercoledì 15 giugno 2011

RENATO FARINA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATO FARINA. Signor Presidente, il 12 gennaio di quest’anno la Camera dei deputati ha approvato una risoluzione unitaria sulla persecuzione dei cristiani nel mondo, dopodiché è sembrato quasi che, assolto questo dovere, bisognasse occuparsi del solito libro delle cose.
Invece, è importante che, appena accadono fatti importanti, si battano dei colpi, affinché ne prendiamo coscienza sia noi come deputati sia l’opinione pubblica e anche i Paesi dove accadono questi fatti incresciosi sappiano che noi ce ne occupiamo. Pag. 4
Vorrei presentare e sottoporre alla cura sia nostra sia del nostro Governo il caso di una ragazza, Farah Hatim, di 24 anni, infermiera professionale che risiede nel sud del Punjab, che è stata rapita, portata a casa e convertita forzatamente all’Islam. Una vicenda di questo genere può essere annoverata nei casi di violenza qualunque, ma, quando esiste la volontà delle autorità di sopportare e supportare questi casi e i fenomeni sono in realtà di massa, credo che tutto questo attenga anche alle relazioni fra gli Stati, così come sottolineato nella nostra mozione. Sappiamo che il Governo del Pakistan sta facendo un grande sforzo ed è costretto a confrontarsi con delle forze radicali, ma il caso di Farah Hatim non è un caso isolato; pronunciamo il suo nome perché la sua famiglia ha avuto il coraggio della denuncia pubblica e, anche dinanzi alla denuncia pubblica, c’è stata una verifica, ad esempio ad opera di ONG qualificate come il National Human Rights Commission, che è anzi un organo ufficiale in Pakistan, e della Commissione giustizia e pace della Chiesa Cattolica che sta molto attenta a fare denunce perché poi si ritorcono contro i cristiani lì presenti.
Sono circa settecento i casi all’anno di rapimento e conversione forzata che toccano specialmente cristiane e indù e soprattutto nel Punjab; tutto questo si associa al caso sempre più drammatico delle denunce per blasfemia. Dopo il caso di Asia Bibi, che è ancora in attesa di sentenza e sulla quale pende una condanna a morte per impiccagione, e subito dopo l’uccisione di Bin Laden, accadono fatti che fanno prevedere un’ondata ancora peggiore di persecuzioni anticristiane. Credo che tutto questo vada segnalato all’opinione pubblica e vada sollecitato il Governo perché prenda posizione su questi temi oltre ad operare efficacemente – come sappiamo essere consuetudine del Ministro Frattini in questi casi -, e vogliamo che anche gli organismi internazionali come l’ONU prendano coscienza di questo.
Varie ONG presenti a Ginevra hanno già sottoposto il caso alla presidenza della Commissione dei diritti umani dell’ONU e c’è una mobilitazione che sta toccando anche il Canada, dove il Senato ha preso posizione. Credo che l’internazionalizzazione di questi casi e la presa di coscienza da parte di tutti noi di questi fenomeni costituiscano un aiuto sostanziale alla crescita di una consapevolezza sui diritti umani, in particolare sulla libertà religiosa che, come abbiamo definito nella nostra mozione, è la madre di tutte le libertà.
Sono intervenuto anche a nome di altri deputati che sono qui presenti, a nome non solo dei deputati del Popolo della Libertà ma anche di altre formazioni politiche (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

Nuovi Ministeri e Ministri Federali

22 luglio 2011 1 commento

19 Luglio governo Pakistano ha ulteriormente cambiato i ministeri e questa volta ha tolto anche il ministero per il dialogo inter-religioso al Ministro dello Stato Akram Gill, Hina Rabbani Khar dal Ministro dello Stato è stata nominata Ministro Federale ed anche il Ministro Federale Riaz Hussain Pirzada è senza portafoglio.
Ecco l’ultima lista del governo Pakistano con il nuovo rimpasto:

LIST OF MINISTERS/MINISTERS OF STATE / ADVISERS /SPECIAL ASSISTANTS TO THE PRIME MINISTER ALONGWITH PORTFOLIOS
As on 19th July, 2011

1. FEDERAL MINISTERS
S.NO NAME PORTFOLIO
1. Ch. Pervez Ellahi Senior Minister i. Defence Production, ii. Industries
2. Makhdoom Amin Fahim; Commerce
3. Dr. Arbab Alamgir Khan; Communications
4. Chaudhry Ahmed Mukhtar; Defence
5. Dr. Abdul Hafeez Shaikh; Finance, Revenue, Planning and Development, Economic Affairs and Statistics.
6. Ms. Hina Rabbani Khar; Foreign Affairs
7. Makhdoom Syed Faisal Saleh Hayat; Housing and Works
8. Dr. Firdous Ashiq Awan; Information and Broadcasting
9. Mr. A. Rehman Malik; Interior
10. Mian Manzoor Ahmad Wattoo; Kashmir Affairs and Gilgit-Baltistan
11. Senator Moula Bakhsh Chandio; Law, Justice and Parliamentary Affairs
12. Haji Khuda Bux Rajar; Narcotics Control
13. Dr. Muhammad Farooq Sattar; Overseas Pakistanis
14. Dr. Asim Hussain; Petroleum and Natural Resources
15. Senator Babar Khan Ghauri; Ports and Shipping
16. Sardar Al-Haj Mohammad Umar; Gorgeij Postal Services
17. Mr. Ghous Bux Khan Maher; Privatization
18. Mr. Anwar Ali Cheema; Production
19. Haji Ghulam Ahmad Bilour; Railways
20. Syed Khursheed Ahmed Shah; Religious Affairs
21. Mir Changez Khan Jamali; Science and Technology
22. Engr. Shaukat Ullah; States and Frontier Regions
23. Makhdoom Shahabuddin; Textile Industry
24. Syed Naveed Qamar; Water and Power
25. Mir Hazar Khan Bijarani –
26. Engineer Amir Muqam –
27. Ms. Samina Khalid Ghurki –
28. Mir Israrullah Zehri –
29. Mr. Riaz Hussain Pirzada –
30. Chaudhry Wajahat Hussain –

2. MINISTERS OF STATE

1. Sardar Bahadur Khan Sehar; Defence Production
2. Mr. Muhammad Raza Hayat Harraj; Housing and Works
3. Dr. Nadeem Ehasan; Overseas Pakistanis
4. Rana Asif Tauseef; Privatization
5. Khawja Sheeraz Mehmood; Production
6. Mr. Akram Masih Gill –
7. Sheikh Waqas Akram –
8. Sardar Shahjehan Yousaf –

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3. ADVISERS TO THE PRIME MINISTER

1. Dr. Paul Bhatti Adviser to the Prime Minister with the status of Federal Minister
2. Mr. Ghulam Farooq Awan Adviser to the prime Minister on
Law, Justice and parliamentary Affairs, with the status of Federal Minister
3. Mr. Muhammad Basharat Raja Adviser to the Prime Minister on Industries, with the status of Federal Minister
4. Mr. Mustafa Nawaz Khokhar Adviser to the Prime Minister on Human Rights, with the status of Federal Minister

04. SPECIAL ASSISTANTS TO THE PRIME MINISTER

1. Mr. Kamal Majidulla Special Assistant to the Prime Minister on Water Resources and Agriculture in Management Scale-I (MP-I)
2. Syed Qasim Shah Special Assistant to the Prime Minister with the status of Minister of State
3. Mr. Ahmad Yar Haraj Special Assistant to the Prime Minister with the status of Minister of State

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Una musulmana che sposa un Cristiano: Fatwa contro la Copia!

Sposa un cristiano: donna musulmana costretta a fuggire con il marito»
21/07/2011 11:57

Segue l’articolo dell’Asia News che racconta i dettagli dell’episodio:
PAKISTAN
di Jibran Khan

Una coppia composta da un cristiano e da una musulmana è costretta a vivere nascondendosi: la società condanna il loro amore, che per uno studioso islamico “è passibile di morte”. Il vescovo di Islamabad: “Lo Stato li difenda, o scomparirà presto”.

Islamabad (AsiaNews) – L’intolleranza religiosa che sta distruggendo il Pakistan non accenna a diminuire. L’ultimo caso in ordine di tempo è quello di una coppia, composta da un cristiano e da una musulmana, che si è sposata senza il consenso delle famiglie d’origine e ora è costretta a vivere scappando da un posto a un altro per timore di violenze. Il vescovo di Islamabad li difende: “Il matrimonio deve essere libero. Lo Stato li deve garantire la libertà di scelta”.

La coppia è composta da Asma Zubaida, di fede islamica, e da Basharat Masih, cristiano . Entrambi vivevano nella cittadina di Gujranwala, dove si sono conosciuti e innamorati: la prima era insegnante nella scuola governativa locale, mentre Masih era funzionario del Dipartimento dell’amministrazione scolastica. Senza il consenso dei genitori, si sono sposati nel settembre del 2010: da allora hanno iniziato a ricevere minacce di morte così frequenti che sono stati costretti a scappare.

I neo-sposi hanno cercato l’aiuto della polizia. Malik Arif, funzionario di polizia, dice: “Ci hanno contattato per chiedere assistenza, dicevano di essere in pericolo di vita. In effetti, nella loro denuncia spiegano che la famiglia di lei ha aggredito Masih un paio di mesi fa, quando hanno scoperto del matrimonio. Gli attacchi si sono rivolti anche contro la famiglia del cristiano”. “Anche loro sono stati costretti a fuggire”.

Uno dei partenti di Masih, anonimo per motivi di sicurezza, racconta: “Siamo stati minacciati, la nostra casa è finita sotto attacco, sono arrivati a tirarci delle pietre persino per strada. Quello più a rischio è ovviamente Basharat: lo vogliono morto. Abbiamo chiesto aiuto, ma nessuno ci ha dato retta: né la polizia, né i politici locali”. Eppure, la donna ha consegnato agli agenti una dichiarazione in cui conferma che il matrimonio si è svolto senza alcuna costrizione.

Maulana Muhammad Sultan Haider, studioso musulmano di Islamabad, spiega che questo “non cambia nulla. Soltanto un musulmano può sposare una non musulmana, perché altrimenti si annacquano le generazioni future. Io condanno questo matrimonio, lo definisco illegale: questi due potrebbero essere uccisi, per quello che hanno fatto”.

Diametralmente opposto il giudizio di mons. Rufin Anthony, vescovo di Islamabad e Rawalpindi: “Questo è un caso di intolleranza. Il matrimonio è un sacramento fra due individui, gli altri non c’entrano niente. Uno Stato che non riesce a garantire ai propri cittadini la libertà di scelta, religiosa o familiare, non sopravviverà a lungo. Perché una ragazza musulmana non dovrebbe poter sposare un non musulmano? Perché con i matrimoni puntano a convertire i non islamici. La vedono come una grande vittoria, mentre è soltanto una coercizione”.

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