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Il Pakistan tra Islam e nucleare. Intervista a Shahid Mobeen di Roberto Colella

Intervista al prof. Shahid Mobeen dell’Università Pontificia Lateranense, fondatore dell’associazione pakistani cristiani in Italia, a opera di Roberto Colella.

Il Pakistan è nato come uno Stato laico eppure nel corso del tempo è diventato il primo Stato islamico nel Mondo. Quali fattori hanno condizionato il Pakistan verso un islam militante e quali sono state le ripercussioni verso le minoranze religiose a cominciare da quella cristiana?
Il Pakistan nasce come uno stato laico, tant’è che il primo Presidente dell’Assemblea Costituente, Sig. Jogandarnath Mandal, era un non-musulmano appartenente dalla casta degli intoccabili dell’Est Pakistan (dal 1971 Bangladesh). Oggi però un cittadino del Pakistan, che non è di fede islamica, non può diventare Presidente o Primo Ministro del Paese. Questa limitazione riguarda anche tutte le altre alte cariche dello Stato. In questa direzione la lettera del Primo Presidente del Parlamento Pakistano dà molte chiavi di lettura sull’islamizzazione del Paese. A quanto pare le minoranze religiose pakistane sono quelle più bistrattate che subiscono danni in particolar modo partendo dalle modificazioni legislative sulla blasfemia. L’aspetto giuridico d’una simile legge richiede ulteriori approfondimenti in quanto è in discussione la sua validità.

In Pakistan convivono entità diverse e confessioni religiose diverse. Nonostante ciò esiste oggi un flebile senso di nazionalizzazione. Potrebbe nei prossimi anni diventare sempre più forte consolidandosi attraverso la cooperazione tra le varie entità e confessioni andando oltre il proprio credo religioso?
In Pakistan etnia, religione e informale-identità-della-casta sono tre fattori importanti per l’identità personale dei cittadini. L’identità etnica unisce le tribù a cui a livello regionale appartenevano i popoli e in questa direzione le tradizioni, il cibo, gli abiti, i colori, la psiche culturale-sociale rappresentano elementi comuni per una società ricca di civiltà e storia. Allo stesso tempo l’identità religiosa ha avuto il sopravvento dopo secoli di indottrinamento per diventare l’unico punto di riferimento per l’identità personale. Ma in quest’ottica di informale-identità-della-casta, che è un’eredità dalla civiltà indù dell’India, gioca un ruolo importante l’aspetto culturale e sociale, in quanto la maggior parte dei musulmani pakistani apparteneva alle caste più basse dell’induismo. Infatti un particolare che motiva l’odio religioso verso i cristiani è che molti indù intoccabili che si sono convertiti all’Islam si ritengono superiori rispetto ai confratelli-etnici della casta degli intoccabili indù che si sono convertiti alla fede cristiana. Ora la maggioranza in Pakistan è di fede islamica ed elementi discriminatori verso le minoranze religiose sono presenti a tutti i livelli. Proprio per questo le minoranze religiose rimangono le più povere, emarginate e fuori dalla corrente principale nazionale. Oggi un gruppo terroristico-islamista come Tehreek-e-Taleban-Pakistan anche se non accetta la costituzione pakistana e attacca le istituzioni statali e governative ha maggiore possibilità di essere presente a tutti i livelli istituzionali solo perché si dichiara musulmano. Da cristiano credo nella speranza che è Cristo per tutti noi e credo che si possa costruire un’identità nazionale a prescindere dalle distinzioni etniche, religiose e di caste, ma tutto ciò richiede un lavoro paziente tramite l’educazione e reimpostando le priorità nazionali. Gli elementi che vanno contro una simile cultura nazionale non vengono da fuori ma formalmente fanno parte della stessa Costituzione della Repubblica Islamica del Pakistan.

I talebani sono presenti in diverse zone del Pakistan tanto da arrivare a parlare di talebanizzazione di alcune città o intere aree. Che ne pensa in merito?
Il movimento dei talebani (il termine vuole dire studente) come identità istituzionale è un fatto estraneo al Pakistan ma teniamo presente che i talebani in Afghanistan in realtà provengono dalle Madrisse pakistane e questo processo ebbe inizio negli anni ’70 e ’80. Oggi con molta facilità gli stessi talebani trovano i confratelli sul territorio pakistano in quanto hanno dei contatti forti come Alma Mater che continua a formare i Mujahedeen.

I rapporti tra Pakistan e Usa. Paesi alleati o nemici?
Dopo le ultime novità su Wikileaks e la faccenda delle intercettazioni telefoniche in Inghilterra, Germania e Francia la prima domanda è se gli Stati Uniti sono amici di qualcuno. Messa la questione in quest’ottica penso che la risposta spontanea è che entrambe le nazioni, sia gli Stati Uniti che il Pakistan, hanno i propri interessi da difendere per cui l’uno si serve dell’altro secondo i propri fini tanto che nessuna delle due nazioni può dichiararsi vittima dell’altra. Ma teniamo presente che sul territorio nazionale l’odio verso gli Stati Uniti viene fomentato partendo dalla politica del “noi siamo le vittime degli Stati Uniti”.

L’enigmatica figura del Salvatore della Patria prof. Khan ci fa riflettere sull’utilizzo della tecnologia nucleare da parte del Pakistan. Una tecnologia duale che può essere usata per scopi civili o militari. Di sicuro gli impianti rappresentano una risorsa eccezionale per il paese ma quanto può risultare minacciosa l’atomica pakistana verso altri Stati? Davvero esiste il rischio di utilizzarla per scopi militari?
Lei giustamente usa il termine “l’enigmatica figura” per descrivere la persona del Prof. Khan che popolarmente è considerato “Mohsan-e-Qom”, quasi sinonimo di Padre e Salvatore. La nazione pakistana oggi affronta una grande crisi energetica per cui tende verso accordi bilaterali con l’Iran per l’acquisto di gas metano. Un progetto da quasi 7 miliardi di dollari per un gasdotto, tant’è che spaventato dalle sanzioni americane paga l’Iran con il grano mentre dall’altra parte prende accordi con Cina, Stati Uniti, Germania e Inghilterra per costruire dighe per la produzione delle corrente elettrica. Una lettura fuori dal comune potrebbe anche essere legata alla politica segreta attuata dal governo pakistano che preventivamente, per ottenere un consenso locale, ha ritenuto come estrema necessità di provvedere alla richiesta energetica per poi richiedere alla comunità internazionale delle proprie centrali nucleari ad uso civile. Teniamo presente che la bomba atomica in Pakistan è soprannominata “bomba islamica” e il Prof. Khan, che ha rubato i segreti dai laboratori quando lavorava in Olanda, non solo ha fatto avere la bomba atomica alla nazione ma oggi sembra che incoraggi il possesso di tale tecnologia anche in altri paesi. Oggi simili casi si verificano nei laboratori tedeschi. Tutto questo per venire in possesso dei segreti delle ditte che producono software o hardware utilizzati per quei droni che continuano ad uccidere i capi di Al-Qaeda e dei Talebani sia afghani che pakistani. Finché qualche partito religioso non andrà al Governo sarà impossibile che la bomba atomica pakistana possa essere usata contro gli altri stati ma la presenza di una simile tecnologia sul territorio nazionale sta creando un mercato internazionale nei paesi interessati ad essa. Chissà: forse un giorno non sarà il Pakistan ad usare questa tecnologia ma coloro che avranno attinto al suo mercato nero e che potrebbero realizzare un simile “desiderio”. Non esiste un vero rischio dell’uso della tecnologia nucleare per scopi militari da parte pakistana ma una simile tensione di conflitto conviene ai paesi che alimentano la corsa agli armamenti. In questa corsa il Pakistan insieme alla vicina India spende miliardi di dollari sul mercato internazionale.

L’ISI dentro l’ISI. All’interno dei servizi segreti pakistani si sono costituiti dei gruppi che nel corso degli anni hanno sostenuto il terrorismo. Ancora oggi alcuni di questi gruppi conducono una guerra parallela contro lo stesso governo al potere in Pakistan con azioni di sabotaggio. Alla luce anche degli ultimi episodi che idea si è fatto sui servizi segreti pakistani?
L’ISI come la FBI, FC ed altri organi d’informazione più o meno riservata su varie situazioni sono realtà istituzionali e prima di tutto difendono gli interessi della nazione aiutando i Governi e la loro stabilità. Però l’islamizzazione della nazione ha portato dei fanatici religiosi in tutte le istituzioni dello Stato e del Governo, che per una limitata lettura della propria religione e delle proprie sacre scritture non solo partecipano ma incoraggiano gli altri ad una militanza civile ed armata a tutti i livelli sociali, economici, politici, nazionali ed internazionali. Importanti attentati nella storia politica del Pakistan come quelli di Muhammad Ali Jinnah, Liaqat Ali Khan, Zulfiqar Ali Bhutto, Zia-ul-Haq, Benazir Bhutto, Salman Taseer e Shahbaz Bhatti non sono stati possibili senza le affiliazioni ufficiali o ufficiose con gli organi d’informazione riservata e di sicurezza nazionali.

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