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Libertà per Asia Bibi: Conferenza Stampa con il Marito e Figlia minorenne di Asia Bibi

CONFERENZA STAMPA
Libertà per Asia Bibi

martedì 14 aprile ore 13.00
Sala Stampa di Palazzo Montecitorio
Ingresso Via della Missione, 4

Condannata a morte per un bicchiere d’acqua. Asia Noreen Bibi, pachistana cristiana madre di cinque figli, è stata arrestata nel 2009 con l’accusa di aver insultato il profeta Maometto e condannata nel 2010 alla pena capitale. Divenuta il simbolo dell’ingiustizia e dell’abuso della legge anti-blasfemia, la donna non ha mai smesso di proclamare la propria innocenza.
Il marito di Asia Bibi, Ashiq Masih, la figlia, Eisham Ashiq, e l’avvocato Joseph Nadeem sono in Italia per chiedere l’intervento della comunità internazionale affinché la donna cristiana venga finalmente liberata.

Per dare voce ai familiari di Asia Bibi, il sen. Mario Mauro e il sottosegretario di Stato alla Difesa, on. Domenico Rossi, assieme all’Associazione Pakistani Cristiani in Italia e all’associazione CitizenGO, hanno indetto una conferenza stampa che si terrà martedì 14 aprile alle ore 13.00 presso la Sala Stampa di Palazzo Montecitorio.

Interverranno tra gli altri: On. Domenico Rossi, Sottosegretario di Stato alla Difesa, Ashiq Masih, marito di Asia Bibi, Eisham Ashiq, figlia di Asia Bibi, Ignacio Arsuaga Rato, presidente di CitizenGO, Joseph Nadeem, avvocato di Asia Bibi, Sara Fumagalli, presidente onoraria Associazione Pakistani Cristiani in Italia; on. Mario Marazziti, Per L’Italia-Centro Democratico, on. Paola Binetti, Unione di Centro, on. Marco Rondini, Lega Nord; modera Marta Petrosillo, giornalista esperta di libertà religiosa.

In cella da più di 2000 giorni, dal carcere di Multan Asia Bibi continua a proclamare la propria innocenza.
La storia della donna cristiana è ormai tristemente nota. Nel giugno del 2009 Asia, che lavorava come bracciante, è stata ingiustamente accusata di blasfemia da alcune colleghe musulmane a seguito di un alterco. Nonostante la donna abbia sempre respinto le accuse, nel 2010 è stata condannata a morte per impiccagione. La sentenza è stata confermata in secondo grado dall’Alta Corte di Lahore lo scorso ottobre.
La vicenda di Asia mette in luce la facilità con cui si possa essere incriminati per blasfemia in Pakistan. Un reato che, come stabilito dai commi B e C dell’articolo 295 del Codice penale pachistano – più noti come legge anti-blasfemia – prevede la detenzione a vita per chi profana il Corano e la condanna a morte per chi insulta il profeta Maometto. Come nel caso di Asia, per essere arrestati per blasfemia è sufficiente un’accusa, il più delle volte infondata. Si ritiene infatti che circa il 95% delle accuse siano false. La norma non prevede l’onere della prova da parte dell’accusatore e sta quindi al presunto blasfemo provare la propria innocenza.
È inoltre altissimo il numero di omicidi extragiudiziali legati ad accuse di blasfemia. Molti presunti blasfemi sono stati uccisi prima ancora di essere stati arrestati, giustiziati in carcere o perfino assassinati dopo essere stati scagionati. Ricordiamo a tal proposito due uomini che sono stati uccisi a causa del loro grande impegno contro la legge sulla blasfemia e in difesa di Asia Bibi: il governatore del Punjab Salmaan Taseer e al Ministro per le Minoranze Shahbaz Bhatti.

È infine da notare come la cosiddetta legge nera sia usata in particolar modo per colpire le minoranze religiose. Recenti studi mostrano che sebbene gli appartenenti alle minoranze religiose costituiscano meno del 4% della popolazione pachistana, a loro è rivolto circa il 50% delle accuse di blasfemia.

Per partecipare alla conferenza stampa è necessario accreditarsi entro le ore 15 di lunedì 13 aprile, inviando una email a questo indirizzo (petrosillomarta@gmail.com) indicando nome, cognome e testata. Gli operatori foto-televisivi dovranno inoltre comunicare: data di nascita; n° tessera ordine dei giornalisti; tipo di apparecchio.

Per gli uomini è obbligatorio presentarsi in giacca.

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