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Akram Gill contro le conversioni e matrimoni forzati propone una nuova legge

Islamabad (Agenzia Fides) – Una nuova proposta di legge per contrastare il fenomeno delle conversioni e dei matrimoni forzati è stata presentata al governo dalla “Commissione Nazionale per le minoranze del Pakistan”, che nei mesi scorsi aveva sollevato il problema (vedi Fides 12/4/2012). Nella bozza del provvedimento, la Commissione, come riferito a Fides, chiede che, nell’ambito delle misure per limitare le conversioni forzate, si impedisca ai convertiti provenienti da comunità non musulmane di sposarsi per almeno sei mesi dopo la conversione.
La Commissione, creata di recente, è intervenuta sullo sfondo di una polemica che ha infiammato la nazione, per le accuse di conversione e matrimonio islamico forzato di tre donne indù nella provincia del Sindh. Secondo la Commissione, un magistrato, e non un agente di polizia, deve essere incaricato di registrare, in modo indipendente, le dichiarazioni dei presunti convertiti. Secondo le procedure attualmente in vigore, invece, è la polizia a registrare una denuncia ufficiale (“First Information Report”), presentata da un membro della famiglia di un convertito, ai sensi dell’articolo 161 del Codice di Procedura penale. Un agente di polizia registra le dichiarazioni che vengono poi trasmesse al tribunale. Secondo le minoranze religiose, spesso tali dichiarazioni vengono falsificate, per favorire i musulmani. La Commissione nazionale per le minoranze è presieduta dal Ministro dell’Armonia e include due parlamentari musulmani, due indù, due cristiani e un rappresentante delle comunità sikh e parsi, oltre a rappresentanti dei ministeri degli interni, della giustizia, dell’Armonia nazionale. Come riferito a Fides, il Ministro di stato per l’Armonia, Akram Masih Gill, ha rimarcato che la Commissione si rivolgerà anche al “Consiglio dell’Ideologia islamica”, per chiedere il consenso sulla nuova proposta di legge, dato che “vi sono casi in cui le donne vengono sequestrate e ripetutamente violentate”, per convertirle.
La Commissione, inoltre, invierà una bozza della “Legge sul matrimonio cristiano e indù” – che riconosce la validità legale e civile di tali unioni – ai parlamentari delle minoranze religiose e ad altre parti interessate, per finalizzare il progetto di legge e poi presentarlo in Parlamento.
E’ il matrimonio forzato il crimine contro le donne più diffuso in Pakistan, afferma un Rapporto della coalizione di Ong “Free and Fair Election Pakistan” (FAFEN), che ha conteggiato le denunce ufficiali registrate in 77 uffici distrettuali di polizia nel mese di marzo 2012. I matrimoni forzati hanno sostituito lo stupro in testa alla classifica dei reati più diffusi verso le donne. Il Rapporto, inviato all’Agenzia Fides, nota un aumento generale delle denunce che indica una maggiore consapevolezza fra le donne pakistane che subiscono abusi. Dei distretti monitorati, 27 sono nella provincia del Punjab, 21 in Sindh, 19 in Khyber Pakhtunhwa, 9 in Beluchistan e uno nel territorio della capitale, Islamabad. I casi di matrimoni forzati sono passati da 314 a 653 (dal mese precedente) e sono notevolmente cresciuti nel distretto di Lahore, capitale del Punjab, dove sono depositate 222 denunce. I casi di stupro sono 220 mentre quelli di aggressione e molestie 270, 37 i casi di delitti di onore. Del totale delle denunce penali (oltre 41mila) quelle riguardanti reati sulle donne sono il 9% del totale. Secondo dati dell’Agenzia Fides, sono circa 1.000 i casi annui di ragazze delle minoranze religiose, cristiane e indù, costrette al matrimonio islamico.

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