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Le Minoranze Religiose in Pakistan e la Verità Storica


Associazione dei Pakistani Cristiani in Italia ha partecipato ieri con una relazione al convegno organizzato dall’Osservatorio del Diritto Italiano e Internazionale presso La Camera dei Deputati. Ecco la relazione del Prof. Mobeen Shahid:

Le Minoranze Religiose in Pakistan e la Verità Storica
Mobeen Shahid

Eccellenze, Onorevoli, Gentili Amici, Signore e Signori!
Un particolare ringraziamento va all’Osservatorio del Diritto Italiano e Internazionale che ha organizzato quest’ incontro dandoci l’opportunità di mettere in luce le condizioni delle minoranze in Pakistan, quasi completamente ignorate dall’opinione pubblica internazionale. Un ringraziamento di cuore all’On. Suoad Sbai che in più occasioni ha mostrato la sua sensibilità per i diritti umani e in particolare per i cristiani perseguitati del Pakistan.
Vi porto poi ancora due ringraziamenti: uno da parte della Commissione Nazionale Giustizia e Pace dei vescovi del Pakistan che vi ringrazia per aver reso visibile la situazione attuale dei cristiani Pakistani! Il secondo ve lo porto direttamente da parte del Dr. Paul Bhatti, fratello di Shahbaz Bhatti e suo successore politico: ha molto apprezzato il vostro ricordo di Shahbaz. Le minoranze, secondo Paul, per uno sviluppo concreto devono avere un inserimento professionale nelle strutture istituzionali nazionali.
Vorrei sottoporre alla vostra attenzione una mia lettura storiografica della reale situazione Pakistana. Queste ricerche le abbiamo condotte in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione Italiana, e sono attualmente in pubblicazione. Nel corso delle ricerche ci siamo occupati de La mistica Islamica in Pakistan, la legge della blasfemia e diritti umani in Pakistan e la Politica e religione in Pakistan dal 1970 al 1990.
In Pakistan qualsiasi partito o regime militare al potere si è necessariamente dovuto confrontare con le derive religiose islamiche. La stessa idea che il Pakistan è stato creato per i musulmani toglie spazio di convivenza pacifica tra le minoranze religiose e la maggioranza musulmana. A questa visione si contrappone il dato storico, poiché in un ballottaggio di voti che avrebbe annesso l’intera regione del Punjab in India, oggi divisa in due, furono fondamentali i voti di tre parlamentari cristiani della Indian Christian Association che votarono per l’annessione di una parte del Punjab al Pakistan nascente dichiarando il Punjab, una delle regioni più sviluppata e ricca culturalmente, regione a prevalenza musulmana, nella prospettiva di dar vita ad un Paese libero.
Questo punto merita la vostra attenzione particolare per la sua retorica: Al momento della decisione per i territori nazionali per il Pakistan e l’India i voti dei parlamentari musulmani furono divisi al 50% tra India e Pakistan ed in particolare i tanto sperati voti musulmani del Punjab furono per l’India e non per il Pakistan. I tre voti cristiani sono stati dunque importanti per l’annessione del Punjab al Pakistan, e alla luce di quanto avvenuto nel 1971, con la scissione del Pakistan Est, attuale Bangladesh, acquistano un peso ancora maggiore, in quanto hanno garantito al popolo Pakistano un territorio importante al quale far riferimento, se pur in un insieme di gente di diversa etnia e religione. Da questa osservazione nasce una domanda spontanea: l’Est Pakistan già nel 1971 divenne Bangladesh. L’attuale Pakistan senza Punjab e solo con due territori dislocati a Nord e a Sud del Punjab, e con vicini come India e Cina da una parte e Afghanistan e Iran dall’altra, avrebbe continuato ad esistere o forse non sarebbe mai nato?
Attualmente in Pakistan esiste una forte discriminazione basata sulla scelta religiosa con gravi conseguenze sulla vita sociale e religiosa dei cristiani. Discriminazioni che purtroppo se non in casi limite come quello di Asia Bibi, vittima di false accuse di blasfemia e attualmente in carcere, sono state oggetto di attenzione da parte della Comunità Internazionale. Ma il caso Asia Bibi non rappresenta purtroppo che la punta di un iceberg.
L’attuale stituzione religiosa e politica in Pakistan sembra aver dimenticato l’insegnamento dei mistici musulmani, che molto s’accostano alla Verità cristiana, del Dio-Amore. Rimuovendo, o quanto meno accantonando questo sentimento, si rifanno ad una mera situazione geografica in cui il Pakistan è stato creato per i Musulmani, che abbiamo visto non è vero, e dunque i non-Musulmani non hanno diritto ad una vita di pari dignità e diritti.
Non si può dichiarare che esista una persecuzione ufficiale da parte dello stato pakistano, ma allo stesso momento esistono leggi come l’articolo 295 comma a-b-c- del codice penale Pakistano. L’art. 295 del codice penale pakistano nelle tre comme si sviluppa così:
a. 295 A, che punisce con il carcere fino a 10 anni e/o con la multa chi dolosamente e deliberatamente oltraggi, con parole, scritti o altre rappresentazioni, qualsiasi religione;
b. 295 B, che punisce con il carcere a vita chi offende il Corano o ne danneggi una copia in tutto o in parte o lo utilizzi per scopi illeciti;
c. 295 C, che punisce con la pena capitale o il carcere a vita e/o la multa chiunque offenda il nome o la persona del Profeta Muhammad con parole, scritti o altre rappresentazioni;
Voglio chiarire un fraintendimento: quando si dice “la legge della blasfemia in Pakistan riguarda tutti i profeti”, in realtà questo è ciò che intendevano gli inglese nel 1926 con l’Indian Act, legge che fu ereditata nel 1947 sia nel Pakistan Ovest che nel Pakistan Est.
Dal 1947 fino al 1986 si sono registrati solo due episodi delle accuse di blasfemia. Ma nel 1986 vengono aggiunti i comma b. e c. e da allora non c’è stata maniera per bloccare la discriminazione e la persecuzione dei cristiani che vivono come una minoranza nazionale.
Dal 1986 ad oggi l’applicazione dell’art. 295 ha fatto più di mille vittime tra musulmani, ahmadi, cristiani e induisti. A confermarlo sono i dati registrati dalla Commissione Nazionale Giustizia e Pace Pakistana sotto la direzione della Conferenza Episcopale Cattolica del Pakistan mentre la Commissione per diritti umani del governo segnala più di 4000 casi nei ultimi due decenni. Non si può chiudere gli occhi o giustificare queste gravi conseguenze per i cristiani affermando che il 51% delle vittime della legge della blasfemia sono i musulmani poiché in una nazione che conta 180 milioni di abitanti i musulmani rappresentano il 95% della popolazione contro il 2% (5 milioni appena) della minoranza cristiana.
Noi come associazione abbiamo raccolto più di 100 firme dei deputati Italiani e fatto una manifestazione davanti a Montecitorio il 26 Gennaio scorso grazie all’aiuto dell’Associazione Parlamentare Amici del Pakistan, per chiedere al governo Pakistano la cancellazione di questa legge e la libertà per Asia Bibi.
Insieme con i vescovi del Pakistan abbiamo chiesto e ottenuto dal Papa un appello per la vita e la libertà di Asia Bibi. Grazie anche a questo intervento il caso di Asia Bibi ha assunto un rilievo internazionale che le ha permesso, fino ad oggi, di avere salva la vita.
Il Ministro Federale per le Minoranze del Pakistan Shahbaz Bhatti martire della fede e membro del comitato d’onore della nostra associazione ha seguito ogni sviluppo del caso Asia Bibi a livello nazionale e internazionale con noi fino al 2 Marzo 2011 quando fu ucciso per mano del Tehreek-e-Taleban Pakistan per mandato di Hakimullah Mehsood con l’unica colpa di essere stato nominato dal Presidente della Repubblica Islamica del Pakistan presidente della commissione che avrebbe dovuto rivedere la legge sulla blasfemia. Purtroppo altri casi, passati inosservati agli occhi della comunità internazionale, hanno avuto un tragico epilogo. Fra questi ricordiamo il caso di un ragazzo Pakistano cristiano innamorato di una ragazza musulmana, che è stato ucciso nella caserma della polizia. In Pakistan un non musulmano per la legge nazionale non può sposarsi con una ragazza musulmana mentre viceversa è possibile. Abbiamo portato il caso di Farah Hatim, una ragazza cattolica rapita e convertita all’Islam, in Ginevra alla sede ONU per i diritti umani e grazie all’intervento internazionale il caso è stato concluso presso l’alta corte di Lahore.
Purtroppo all’orizzonte non si vedono miglioramenti dato che solo nel 2011 ci sono stati 1800 casi di rapimenti, violenza sessuale con l’intento di portare alla conversione forzata all’Islam delle nostre ragazze. Siamo riusciti ad assistere solo 80 casi con l’aiuto delle istituzioni locali. L’Italia e Germania hanno aperto le proprie frontiere dando i visti per alcuni casi estremi e così hanno dato un grosso supporto al nostro operato. Qui vorrei ringraziare tutti gli amici che ci hanno aiutato e che vorrebbero rimanere anonimi per motivi di sicurezza e prudenza politica.
Attualmente, in uno sforzo di maggiore coesione da parte del governo Pakistano, è stato affidato ai Cattolici, Akram Gill, Ministro dello Stato del Ministero Federale dell’ Armonia Nazionale, e Dr. Paul Bhatti, consigliere del Primo Ministro con lo status di Ministro Federale, il compito di cercare l’unità nazionale e il dialogo tra le varie religioni e cercare di appianare le differenze purtroppo ancora così evidenti in Pakistan.
La nostra associazione, sia pur a distanza, cerca di essere supporto per i cristiani che sono in Pakistan: abbiamo 200 bambini e bambine in adozione a distanza in Pakistan grazie ai nostri benefattori. Gestiamo 6 centri di istruzione che funzionano sia come scuole sia per i regolari studenti che non possono permettersi l’educazione che per i “drop-outs” vittime delle discriminazioni di vario genere.
Il sito dell’associazione dei Pakistani cristiani in Italia aggiorna la comunità internazionale ogni giorno nelle lingue: Italiano, inglese, urdu, arabo, francese, spagnolo, russo e cinese.
Il nostro comitato d’onore è composto da quattro categorie con la partecipazione in ogni categoria di illustri rappresentanti dell’Italia e del Pakistan: studiosi, ecclesiastici, politici e giornalisti. Ognuno dei membri dal suo ambito di appartenenza professionale interviene dando consigli o l’azione concreta secondo l’esigenza.
Siamo aperti a qualsiasi aiuto che voi, cari amici, possiate portare in questa direzione.
Grazie per la vostra attenzione!

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