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Mons. Joseph Coutts, On. Mario Mauro e Prof. Mobeen Shahid alla Radio Vaticana sulla giornata nazionale delle minoranze di Fausta Speranza


Fausta Speranza, in occasione della giornata nazionale delle minoranze in Pakistan, per la Radio Vaticana ha intervista il vescovo Joseph Coutts, Presidente della conferenza episcoape del Pakistan, On. Mario Mauro, Parlamento Europeo, e Prof. Mobeen Shahid, Pontificia Università Lateranense e segretario dell’associazione dei Pakistani Cristiani in Italia.

Ecco l’intervista:

Pakistan. Mons. Coutts: passi indietro nella tutela delle minoranze
Domani in Pakistan si celebra la Giornata Nazionale delle Minoranze, voluta dal ministro Federale per le minoranze religiose, Shahbaz Bhatti, ucciso nel marzo scorso. Ma intanto il ministero per la tutela delle minoranze religiose è stato sostituito da un nuovo dicastero per l’armonia nazionale. Un’iniziativa che mons. Joseph Coutts, presidente della Conferenza episcopale pakistana e vescovo di Faisalabad, valuta come “un passo indietro”. Mons. Coutts spiega che si tratta di un “declassamento”, perché il nuovo ministero è senza portafoglio. E dunque il neo-ministro cristiano avrà molti meno poteri: si tratta di Akram Masih Gill che avrà per vice il fratello di Bhatti. “Ma – dice mons. Coutts – insieme non avranno lo stesso impatto di un ministro federale quale era Shahbaz Bhatti”. Domani la Giornata per le minoranze viene vissuta con iniziative di preghiera in varie parti del Paese. E l’associazione dei Pakistani Cristiani in Italia ha organizzato momenti di preghiera anche in varie città italiane: in particolare una Messa a Roma, nella Basilica di San Bartolomeo dove è conservata la Bibbia personale di Bhatti, e a Milano, nella Chiesa Santuario di Santa Maria dei Miracoli. Fausta Speranza ha intervistato il presidente dell’Associazione dei Pakistani Cristiani in Italia, il prof. Mobeen Shahid.
R. – La Chiesa del Pakistan oggi è perseguitata, anche se non ufficialmente, poiché il governo, da parte sua, cerca di proteggere anche i diritti delle minoranze. C’è, però, una cultura del terrorismo che si è sviluppata negli ultimi 30 anni. La Chiesa oggi è vittima di questa realtà.

D. – Che cosa si può fare?

R. – Noi tutti dobbiamo pregare insieme, ricordando la testimonianza di Cristo. Noi dobbiamo vivere l’amore per Dio e l’amore per l’altro, vivendo dentro la Chiesa. Infatti, The All Pakistan Minorities Alliance, il partito di Bhatti, ha organizzato Messe sul territorio nazionale. Oltre ad essere stati ricevuti dal presidente della Repubblica come figura ufficiale, in un incontro ufficiale, noi chiediamo alla comunità internazionale di cercare di sensibilizzare le varie istituzioni a sostenere le minoranze, anche perché esistono alcune leggi che violano i diritti delle minoranze del Pakistan.

D. – Nell’assetto politico attuale del Pakistan non c’è una rappresentanza della minoranza cristiana significativa. E’ qui il nodo del problema?

R. – Il nodo del problema è proprio questo, anche perché i pochi politici cristiani che vengono eletti non hanno nessun ruolo significativo; purtroppo, nel Parlamento nazionale, i rappresentanti delle minoranze sono sempre molto limitati. Questo è un problema per la presentazione di qualsiasi risoluzione nel Parlamento nazionale. Negli anni ’80, è cresciuto il numero dei rappresentanti musulmani, ma le altre minoranze sono rimaste ferme a 10 deputati.

D. – Cosa fa l’Associazione cristiani pakistani in Italia?

R. – Noi cerchiamo di difendere specialmente i casi di rapimento o violenza sessuale e di conversione forzata all’islam delle ragazze delle minoranze, sia le ragazze cristiane che quelle induiste, che oggi sono particolari vittime del fondamentalismo. (ap)

Alla Messa a Milano prenderà parte l’europarlamentare Mario Mauro, che promuove in Europa iniziative in difesa della libertà religiosa e che, nell’intervista di Fausta Speranza, spiega i motivi di maggiore preoccupazione di Bruxelles per la situazione in Pakistan.

R. – In questo momento la situazione pachistana è particolarmente delicata, perché non solo è stato ucciso Shahbaz Bhatti, ma soprattutto è stato sostanzialmente consentito a chi spalleggia i fondamentalisti di bocciare definitivamente la possibilità di ripristinare una vera democrazia in Pakistan, proprio perché è stato bloccato il processo di riforma della legge islamica, la sharia, e sulla blasfemia. Noi non dobbiamo mai dimenticare che la legge cosiddetta sulla blasfemia in Pakistan è in realtà un meccanismo di delazioni con contropartita: chi denuncia qualcuno per apostasia, automaticamente incamera i beni di quella persona. Sostanzialmente, quindi, c’è un’enorme convenienza nel denunciare i cristiani, ritenendo che alcune loro affermazioni o comportamenti possano essere stati blasfemi. Questo non solo confina i cristiani in un ghetto del quale fanno fatica ad uscire da ormai molti anni, ma sostanzialmente impone un clima di terrore nel Paese, che vige all’interno dello stesso governo, che pure è un governo che ha dato molteplici aperture. Quindi la rinuncia a difendere l’istituzione del Ministero delle minoranze rappresenta quasi il segno di una capitolazione per coloro che hanno ucciso Bhatti.

D. – Lei aveva conosciuto Bhatti?

R. – Sì. Noi ci siamo incontrati più volte proprio all’interno delle istituzioni europee, perché Bhatti aveva promosso una battaglia internazionale, tesa a difendere gli interessi non solo della minoranza cristiana, ma di tutte le minoranze e una forte difesa fatta attraverso politiche di pari opportunità nei confronti – per esempio – delle donne o di quelle caste che nel mondo pachistano vivono costantemente emarginate.

D. – Qual è la sua eredità?

R. – Io credo che l’eredità di Bhatti sia importante dal punto di vista politico, perché Bhatti diceva una cosa semplice: senza riconoscimento della dignità della persona non può esserci convivenza civile. E che sia ancora più importante dal punto di vista – oserei definirlo – ecclesiale, perché Bhatti ci diceva sostanzialmente che la politica non è la risposta a tutti i bisogni della vita dell’uomo e che la risposta più profonda e più vera viene dalla fede e che il senso di una vita di fede è mettere a disposizione la propria esistenza per amore degli altri. Parole che possono apparire un po’ ingenue all’interno di un mondo come quello della politica: in realtà io credo siano le uniche parole che danno senso alla politica stessa. (mg)

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