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“Zeba e Davide”: Lei pakistana musulmana lui cattolico l’italiano. Anche lei lascia l’Islam e la sua famiglia musulmana

(la foto non è vera)
Un’altro caso di una ragazza musulmana che decide di vivere con un non-musulmano! Questa volta lei è una ragazza di nazionalità pakistana e di religione Islamica, lui è un’italiano cattolico. Entrambi si sono conosciuti e subito innamorati. Ma quando decidono di convivere la famiglia musulmana del Pakistan vuole costringerla a sposare un suo cugino. Lei decide di scappare dal Pakistan e con l’aiuto di alcuni amici il ragazzo riesce a farla venire in Italia. La terra dove felicemente potranno realizzare il loro sogno… Questo è quando si apprende dal racconto di Mauro Pianta per Vatican Insider (La Stampa). Ecco l’articolo:
Zeba, la “principessa” in fuga per amore
E’ fuggita dal Pakistan per poter vivere nel Belpaese con il suo fidanzato italiano. Lei musulmana, lui cattolico: la famiglia le aveva imposto il matrimonio con un cugino
MAURO PIANTA

Certo, bella è bella. Ricorda una di quelle dolci principesse guerriere. Zeba, la chiameremo così, ha gli occhi scuri, i capelli corvini, la pelle luminosa. Ma nella sua naturale bellezza riposa qualcosa di più, qualcosa che è legato al coraggio della libertà, della speranza. Ecco, prendete proprio lo sguardo. Zeba ha lo sguardo acceso di chi ha compiuto il passo che comunque ti cambia la vita. La vita di una ragazza di 28 anni che ha lasciato la sua terra, il Pakistan, la famiglia, gli amici, l’università. È fuggita. Per venire in Italia. Per vivere con l’uomo che un giorno, dice, sposerà. È fuggita perché inseguita dalla burocrazia della morte, da quella legge che impedisce a una donna musulmana di sposare un cristiano. «La mia famiglia – racconta quasi in un sussurro – voleva costringermi a sposare un cugino. Ho detto no, questa volta no. Alcuni amici italiani mi hanno aiutata e sono scappata. Adesso insieme a lui, e grazie a quegli amici, ricomincerò».
“Lui” è Davide (altro nome di fantasia, ndr). È un informatico di 29 anni, con una posizione da dirigente in una grande azienda.
Davide e Zeba si sono conosciuti quattro anni fa in una città italiana, grazie a degli amici comuni. Dopo qualche mese lei è tornata in Pakistan. Ai suoi studi di giornalismo all’università Quad-e-Azam di Islamabad, alla sua passione per l’arte. Ma, da allora, non è passato nemmeno un giorno senza sentirsi al telefono. «Ci siamo rivisti solo dopo due anni – ricorda oggi lei – sempre più convinti che prima o poi, nonostante le difficoltà, saremmo riusciti a condividere la nostra vita».
Prima o poi. Ma all’inizio di quest’anno le tradizioni e le leggi pakistane sembrano voler presentare il conto ai due fidanzati. Un conto beffardo e amaro. La famiglia di Zeba, infatti, le comunica che è stata presa una decisione: sposerà il cugino. «A quel punto ho deciso: sono scappata. È stato terribile, ma ce l’ho fatta». Impossibile rivelare altri particolari che potrebbero pregiudicare il lavoro di chi aiuta le ragazze come lei. Un lavoro non particolarmente apprezzato dai fondamentalisti islamici pakistani. Paura, Zeba? «Sì, tanta. Ma se abbiamo deciso di raccontare la nostra storia è perché crediamo che sia un modo per far cambiare le cose. Alle ragazze pakistane vorrei dire che l’amore non ha confini, né di Stato né di religione. Le ragazze musulmane del Pakistan non devono aver paura anche se so, per esperienza, quanto sia difficile vivere liberamente un legame affettivo con persone non musulmane…».
Se potessi farlo, cosa diresti alle autorità del tuo Paese? Magari al nuovo ministro degli esteri, una donna musulmana come te, Hina Rabbani Khar? «Sono sicura che il ministro mi capisce, anche se lei personalmente non può fare nulla per i casi come il mio. È una questione di deleghe, di competenze. Alle autorità pakistane, però, mi sento di chiedere l’introduzione di leggi che possano favorire una società aperta per le nuove generazioni…».
Adesso c’è un presente da apparecchiare: cosa farete? «Per ora conviviamo, se sarà possibile ci sposeremo. Per me sarebbe bellissimo sposare l’uomo che amo. Nel frattempo continuerò a studiare. Il mio sogno? Mi piacerebbe diventare una giornalista, magari specializzandomi nella realizzazione di documentari».
E il Pakistan, ci tornerai un giorno? «Innanzitutto voglio ringraziare l’Italia per la sua accoglienza. Ho trovato delle persone davvero buone e disponibili. E poi sì, mi piacerebbe tanto poter tornare un giorno in Pakistan con mio marito e i miei figli per far loro conoscere la mia famiglia e la bellissima terra dove sono nata e cresciuta». Bellissima e ferita.

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