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Un nuovo partito dei cristiani in Pakistan “non serve”


(Foto: Presidente Salamt Akhtar)
Un nuovo partito dei pakistani cristiani? Secondo alcuni analisti della politica pakistana non serve un nuovo partito dei pakistani cristiani ma serve unità tra il popolo. Così lo descrive l’arcivescovo emerito di Lahore Lawrence Saldana, in una intervista alla Radio Vaticana:
29/07/2011 14.31.35
Pakistan: mons. Saldanha invoca l’unità tra i partiti di ispirazione cristiana
Mons. Lawrence John Saldanha, arcivescovo emerito di Lahore, è abbastanza scettico riguardo la nascita del partito cristiano All Pakistan Christian League (Apcl). Il prelato aggiunge che “negli ultimi 60 anni sono sorti molti partiti politici a opera di leader cristiani volenterosi”, ma “la maggior parte di questi” ha avuto vita breve e non è servita a perorare la causa e difendere i diritti della minoranza religiosa. La All Pakistan Christian League (Apcl) è un movimento politico di ispirazione cristiana che intende promuovere un Paese “forte e democratico”, difendere i diritti dei cristiani e garantire una loro rappresentatività a livello federale e nelle varie province. Sottolineando che si tratta del primo partito “totalmente cristiano” dal 1972, il presidente Salamat Akhtar – assieme al cofondatore Nawaz Salamat – evoca la visione di un Pakistan liberale sancita da Ali Jinnah e invita all’unità fra i cristiani, alla difesa delle donne e all’istruzione per i giovani. L’arcivescovo emerito di Lahore ed ex-presidente della Conferenza episcopale pakistana ricorda come “negli ultimi 60 anni” siano sorti diversi movimenti politici cristiani, ma hanno avuto vita breve perché “il partito è ristretto ai membri di una famiglia o gruppo, ma non rappresenta l’intera comunità”. Interpellato dall’agenzia AsiaNews, mons. Saldanha accusa i cristiani di essere “tristemente noti per la loro mancanza di unità” e aggiunge: “preferiscono promuovere un proprio partito, piuttosto che unirsi a una realtà già esistente”. La politica è legata al denaro e agli affari e molti partiti del passato, spiega il prelato, sono esistiti “solo sulla carta, senza riscontri fra le masse”, per iniziativa di “uomini facoltosi, che hanno il potere economico per promuovere le proprie attività” e interessi. Egli ricorda che l’introduzione nel 2002 da parte dell’ex presidente Musharraf del “sistema elettorale congiunto” – che permette ai non islamici di votare anche i candidati islamici delle rispettive circoscrizioni – ha lasciato “poco spazio” ai partiti cristiani per proporre “propri candidati” e per questo “hanno cessato quasi del tutto di esistere”. Mons. Saldanha si dice “sorpreso” dalla nascita di Apcl e conosce bene il suo leader, il professor Salamat Akhtar, che “è abbastanza anziano e non avrà l’energia e la forza sufficienti per guidare un partito”. Il problema, secondo il prelato, ruota attorno alla “mancanza di fiducia nel sistema democratico” e alla “scarsa speranza di un cambiamento nel futuro” per una situazione che al momento “è disperata” per la minoranza religiosa. “Temo – conclude l’arcivescovo emerito – che tutto questo si risolverà in un ennesimo fallimento”. (R.P.)

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