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Farah decide ri rimanere prigioniera a vita!!!

(foto: associazione pakistani cristiani in italia)
(segue l’articolo del Vatican Insider, la Stampa)
La ragazza cattolica rapita e sposata da un musulmano dice ai giudici “Rimango con lui”. Ma i suoi familiari, dopo averle parlato, sostengono: “E’ stata minacciata di morte e potrebbe essere incinta”
mauro pianta
torino

Oggi Farah Hatim, la ragazza pakistana cattolica rapita nel maggio scorso e convertita forzatamente all’Islam per poter sposare il suo sequestratore musulmano, si è presentata davanti alla sezione locale dell’Alta Corte del Punjab,a Bahawalpur. Il ricorso era stato presentato dall’Apma (All Pakistan Minorities Alliance) dopo che un tribunale di primo grado aveva respinto la richiesta di incontrare la ragazza avanzata dai familiari.
E così, fra le lacrime, alla inesorabile domanda rivoltale dal giudice «Con chi vuoi restare: con la tua famiglia d’origine o con tuo marito?», ha dato una prima, ingenua, risposta: «Con tutte e due». «Non è possibile», ha immediatamente sentenziato il magistrato. Silenzio. Lì, da sola. In bilico a barricarsi contro il possibile. Uno sguardo rivolto al “consorte”, un’occhiata ai familiari. Poi, quasi soffocata, la risposta: «Con lui, con mio marito».
Sua madre, sua sorella e i suoi fratelli non ci stanno. Farah, dopo l’udienza, ha potuto finalmente parlare con loro una manciata di minuti. «No, non posso tornare», ha detto. Secondo quanto riportato dalla famiglia a fonti di Vatican Insider, la ragazza avrebbe ricevuto minacce di morte e pesanti intimidazioni. Un’ipotesi tutt’altro che remota poi, rivelano ancora le fonti in contatto con i familiari, è che Farah sia incinta. Anche in questo caso, contro la sua volontà. Il motivo? Per il contesto culturale pakistano e per il diritto consuetudinario locale, una donna in quelle condizioni (rapita, “convertita” e incinta) non può far altro che restare con il marito perché se venisse ripudiata porterebbe su di sé uno stigma perenne, al punto che nessun uomo potrebbe mai più volerla al suo fianco. «Date le condizioni – ha osservato Shahid Mobeen, professore universitario di pensiero e religione islamica all’Università lateranense e segretario dell’associazione pakistani cristiani in Italia – la riposta di Farah è stata la più “intelligente”. Purtroppo, date le circostanze, l’unica possibile soprattutto se la giovane fosse stata davvero messa incinta appositamente. Adesso – prosegue – c’è da sperare che il consorte, galvanizzato dall’udienza, non porti altre mogli in casa, non la picchi e non la faccia prostituire…». Già, perché spunta anche la questione della prostituzione. Fonti locali ben informate sostengono che Farah sia stata vittima di un’organizzazione che traffica in ragazze squillo, una rete legata all’ospedale nel quale lavorava la giovane. Una rete nata per fornire ragazze a uomini politici in vista.
In ogni caso, dal punto di vista formale, almeno in Pakistan, il sipario sul caso Hatim cala in modo definitivo. Da oggi in poi, infatti, la famiglia di origine –secondo la legge – non ha più alcuna autorità su di lei. Lei che – dicono le fonti – ringrazia comunque la comunità internazionale per l’attenzione. Sipario, appunto.

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