Home > Le ultime dal Pakistan sui cristiani > Ucciso perchè Cristiano: Pakistan terra dei Martiri Cristaini del terzo millennio

Ucciso perchè Cristiano: Pakistan terra dei Martiri Cristaini del terzo millennio

President__Asif_Ali_Zardari_during_Minorities_Day_celebration_in_Islamabad2[1]
Pakistan oggi è diventata la terra dei martiri cristiani del terzo millennio in quanto radicalismo islamico sta facendo vittime sul territorio nazionale nonnostante il Governo e la Chiesa in Pakistan si impegnano per costruire i ponti fra gli appartenenti delle varie religioni e per facilitare la convivenza pacifica fra i cittadini pakistani. Ma tutto risulta insufficiente in quanto l’odio religioso verso le minoranze è basato sui pregiudizi inculcati negli ultimi 40 anni e per l’eredità del passato in quanto la maggioranza dei musulmani in Pakistan si è convertita dall’induismo e hanno ereditato il sistema delle caste. Ci sono apparteneti alla casta degli intoccabili fra i musulmani e i cristiani ma i musulmani hanno tramite la legge della blasfemia e essendo la maggioranza suprema nel Paese tutte le possibilità per violare i diritti umani e non essere processati in quanto anche le forze dell’ordine si sentono insicure. Ecco l’ultimo delirio raccontato dall’Asia News mentre Agenzia Fides ne racconta un’altro caso di violenza sessuale su una minorenne cristiana:

“È morto questo pomeriggio Younas Masih, 55enne cristiano di Chaman, nella provincia del Baluchistan, colpito il 31 gennaio scorso con cinque proiettili da uno sconosciuto mentre tornava a casa. Le sue condizioni sono apparse critiche fin dall’inizio; dopo cinque giorni di lotta fra la vita e la morte, egli è deceduto. Secondo le prime, frammentarie ricostruzioni della vicenda, pare che sia stato oggetto di un attacco mirato, per essersi rifiutato di convertirsi all’islam su pressione dei colleghi di lavoro.

Masih era impiegato in qualità di operaio in una ditta di Chaman; gli amici lo descrivono come una persona onesta, affidabile e ferma nella sua fede cristiana, tanto da essere più volte coinvolto nelle attività della parrocchia di appartenenza. Fonti locali, dietro anonimato, raccontano ad AsiaNews che di recente alcuni colleghi gli hanno chiesto di convertirsi all’islam; una proposta che egli ha rispedito – sdegnato – al mittente, dicendo di voler restare “saldo nella fede in Cristo”. Pur sapendo di conversazioni alle sue spalle e nonostante le ripetute minacce, egli ha continuato il lavoro e non ha mai ceduto alle pressioni o ai ricatti.

Il 31 gennaio i colleghi sono tornati alla carica, chiedendogli di nuovo di convertirsi. Ne è scaturita una discussione animata, durante la quale sono volati insulti e minacce. Il giorno stesso, sulla via di casa, egli è stato raggiunto da un uomo armato che l’ha fermato e ha esploso cinque colpi di proiettile. Trasportato d’urgenza in ospedale, egli è stato ricoverato in condizioni definite subito “critiche”. I medici sono intervenuti, estraendo i proiettili, poi lo hanno trasferito nel reparto di terapia intensiva dove è rimasto fino al decesso.

Il figlio ha cercato di denunciare l’episodio alle forze dell’ordine, ma gli agenti non hanno voluto redigere il First Information Report (Fir) e aprire un fascicolo di inchiesta. Nonostante i ripetuti tentativi, le forze dell’ordine hanno respinto ogni appello alla giustizia lanciato dalla famiglia. I parenti sono devastati dalla perdita del loro caro e si sentono abbandonati da istituzioni e autorità. Intanto le organizzazioni attiviste Masihi Foundation e Life for All, condannando con fermezza l’omicidio, sono intervenute chiedendo giustizia a nome dei familiari. E si dicono “sconcertate” per l’atteggiamento di polizia e autorità locali.

Raggiunto da AsiaNews p. James Chand, sacerdote a Quetta, parla di “tragedia” che “ha colpito il cuore” perché “un uomo è stato ucciso per la propria fede”. Egli conferma le ripetute minacce subite da Younas Masih e definisce “sconcertante” l’atteggiamento delle autorità che dovrebbero far luce sull’intera vicenda. “Chiediamo protezione per la vita e le proprietà delle minoranze pakistane”, conclude il sacerdote, che si rivolge ai responsabili di governo e della giustizia perché assicurino “il rispetto dei diritti umani di base” e “proteggano le minoranze dal clima di odio e violenze”.

About these ads
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: